mnlf-culpi-fanoSi terrà il 18 febbraio 2018, a partire dalle ore 10, una “riunione operativa” organizzata dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti e dalla Confederazione Unitaria Libere Parafarmacie Italiane. Due i temi principali di cui discuteranno le sigle: le elezioni politiche che si terranno nella giornata di domenica 4 marzo e il «superamento del monopolio/oligopolio delle farmacie in Italia». I lavori si terranno presso il Tag Hotel di Fano (provincia di Pesaro-Urbino) e, secondo quanto riferito dagli organizzatori, vedranno anche la partecipazione della Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane (Fnpi), con il consiglio direttivo al completo che ha annunciato la propria presenza.
«È nostra intenzione – hanno precisato Mnlf e Culpi – presentare nuove strategie al fine di rilanciare i processi di liberalizzazione in Italia». In una lettera d’invito alla partecipazione si spiega a tal proposito che «è necessario mettere in campo un nuovo approccio con la politica e la società civile. Un nuovo metodo che porti nei centri decisionali le istanze di chi lavora e crea lavoro». Le due associazioni aggiungono poi che «a chi per interessi elettorali difende con argomenti risibili un monopolio/oligopolio ormai anacronistico e chiama in causa proprio quel welfare di prossimità che ha contribuito a destrutturare, bisogna chiedere conto del perché circa il 23% degli italiani non abbia potuto acquistare farmaci per motivi economici e 580 mila persone abbiano bussato alle porte di enti assistenziali per ottenerli».
Mnlf e Culpi ribadiscono quindi come a loro avviso «i monopoli limitino la crescita economica e creino povertà sanitaria, impedendo ai farmaci che vengono pagati direttamente dai cittadini di seguire logiche concorrenziali, abbassare il loro prezzo ed aumentarne, di conseguenza l’accessibilità all’utente finale. In una società moderna non è più possibile investire sulla laurea di un professionista e poi impedirne il pieno esercizio della professione. Una professione, quella del farmacista, umiliata anche dai bassi stipendi e da un contratto nazionale non rinnovato da cinque anni».

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