«Consapevoli del nostro ruolo nella società italiana e fermi nella volontà di continuare a dare il nostro contributo alla popolazione, decidiamo di consigliare alle parafarmacie italiane, su base volontaria, di praticare il prezzo calmierato di 0,75 euro per ogni mascherina Ffp2». È in sintesi la posizione del Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), Culpi e Fnpi che in una nota ribadiscono il ruolo che le parafarmacie possono svolgere sul territorio a supporto della popolazione. In tal senso, le sigle sottolineano come «le parafarmacie italiane e i farmacisti che vi lavorano sono una risorsa per l’intero sistema sanitario italiano, sin dall’inizio della pandemia e a maggior ragione oggi, rappresentano uno strumento importante nella lotta al virus». Secondo i rappresentanti, gli esercizi di vicinato «sono un servizio essenziale per i cittadini, un fatto che nessuna manovra corporativa potrà mai cancellare».

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La distribuzione delle Ffp2 nelle parafarmacie

Venendo alla distribuzione dei presidi, le sigle sottolineano come «nonostante tutto il lavoro fatto dai farmacisti che vi operano in questi due anni, il ministro della Salute e il Generale Figliuolo hanno ritenuto di ignorarle e di non dover stringere alcun accordo con le organizzazioni più rappresentative delle parafarmacie italiane sul prezzo delle mascherine Ffp2, come invece era accaduto in occasione delle mascherine chirurgiche». Tra questi «ultimo episodio di una serie di “distrazioni” che non agevola certo il lavoro di chi tutti i giorni cerca di aiutare i cittadini a fronteggiare Covid19 e le sue varianti». Dunque, la posizione delle parafarmacie: «Continuiamo a ritenere che entrambi, ovvero il Ministro Speranza e il Generale Figliuolo, siano male consigliati da “abili” speculatori corporativi».

L’appello al ministro Speranza a ottobre 2021

Lo scorso ottobre il Mnlf chiese a Roberto Speranza, ministro della Salute, di riconcedere la possibilità di effettuare tamponi Covid-19. In una lettera al titolare del dicastero, il Movimento palesò il proprio disappunto per la mancata concessione alle parafarmacie della possibilità effettuare tamponi rapidi Covid-19 nelle proprie sedi. L’organizzazione aveva chiesto «perché impedite a 4700 farmacisti laureati, che operano nelle cosiddette “parafarmacie”, di eseguire tamponi rapidi antigenici? Perché li considerate farmacisti di serie B? Non hanno anche questi farmacisti tutte le competenze che hanno i loro colleghi che lavorano in farmacia? È un problema di dotazioni tecniche? Non crediamo, esse sono stabilite in rigidi protocolli cui le parafarmacie si possono adeguare in breve tempo».

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