Vent’anni di Farmacia dei servizi, Mandelli (Fofi): «Orgogliosi dei traguardi raggiunti»
Il 26 ottobre 2006 a Roma la Federazione avviò il percorso che ha ridisegnato il ruolo del farmacista nella sanità italiana, oggi divenuto realtà con servizi di prossimità come vaccinazioni e diagnostica in farmacia.
Il 26 ottobre 2026 ricorrono vent’anni dalla giornata in cui, a Roma, presso Palazzo Marini, la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) gettò le basi della trasformazione culturale destinata a ridefinire i farmacisti nel Servizio sanitario nazionale, da dispensatori di farmaci a protagonisti dell’assistenza territoriale. Il progetto, avviato con un documento programmatico, ha trovato il primo riconoscimento normativo nella legge 69 del 2009 e si è progressivamente ampliato fino a concretizzarsi nella Farmacia dei servizi, modello che dà la possibilità alle persone di vaccinarsi in farmacia, sottoporsi a elettrocardiogrammi ed esami diagnostici senza spostamenti, ricevere supporto nella gestione delle terapie e accedere a preparazioni galeniche personalizzate. La Fofi celebrerà la ricorrenza il 25 novembre 2026, evento nel quale sarà presentato in anteprima il docufilm dal titolo “2006-2026. I vent’anni che hanno trasformato la professione”.
Dialogo e collaborazione con tutti gli attori del sistema salute
Andrea Mandelli, presidente della Fofi, ha spiegato che «a Palazzo Marini abbiamo avuto il coraggio di immaginare una professione capace di mettere sempre più le proprie competenze al servizio di una sanità vicina alle persone. Oggi possiamo dire, con orgoglio, che quella visione è diventata realtà. È il risultato di un impegno collettivo, portato avanti attraverso il dialogo e la collaborazione con tutti gli attori del sistema salute. Un ringraziamento speciale va ai colleghi che si sono succeduti nei Comitati Centrali della Federazione, dando continuità e forza a questo progetto, e alle donne e gli uomini delle Istituzioni che, a ogni livello e al di là degli schieramenti politici, hanno investito sulla prossimità, riconoscendo il valore del contributo dei farmacisti a una sanità più vicina ai cittadini. Ma i veri protagonisti di questa trasformazione sono i farmacisti, che hanno saputo affrontare sfide e cambiamenti profondi senza mai perdere la vocazione al servizio che ci contraddistingue da oltre ottocento anni. A loro va la mia gratitudine più sincera per aver dato concretezza a un progetto che oggi è patrimonio della collettività».
Farmacisti sempre in prima linea
Mandelli ha ricordato che «durante la pandemia, i farmacisti sono rimasti in prima linea per garantire la continuità dell’assistenza e contribuire alla tutela della salute pubblica, dando sostegno ai cittadini in un momento di grande incertezza”, aggiunge Mandelli. “È nel rapporto di fiducia costruito con le persone che risiede la forza del cambiamento realizzato insieme. Oggi questa vicinanza è una risorsa per il Ssn. In una società che invecchia, con una domanda di assistenza sempre più complessa, la sfida è intervenire prima e meglio, rafforzando la prevenzione, l’appropriatezza e l’aderenza alle terapie. È così che i farmacisti possono dare un contributo concreto alla sostenibilità del sistema sanitario e alla tutela del diritto alla salute».
Il percorso non si ferma ai traguardi raggiunti
Secondo Mandelli «il percorso avviato vent’anni fa non si ferma ai traguardi raggiunti, ma ci spinge a guardare avanti. Vogliamo continuare a far evolvere la professione, investendo nella formazione, nelle competenze e nell’innovazione, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni, perché il futuro si costruisce insieme ai giovani che saranno i farmacisti di domani. Siamo stati pionieri nell’esplorare le potenzialità dell’intelligenza artificiale e vogliamo metterla sempre più al servizio dei farmacisti, per semplificarne il lavoro e migliorare le risposte ai cittadini. Continueremo a lavorare con le Istituzioni affinché le opportunità aperte dalle riforme si traducano in servizi accessibili su tutto il territorio e in risposte concrete ai nuovi bisogni sanitari e sociali. È questo il modo migliore per onorare l’eredità di Palazzo Marini: continuare a costruire la professione di cui il Paese ha bisogno».