Vaccinazione in farmacia, dalla Fip il punto sulla formazione
Un rapporto della Fip ha esaminato la diffusione della formazione per farmacisti vaccinatori, gli ostacoli persistenti, e le necessità formative prioritarie per l’implementazione sicura ed efficace.
La Federazione farmaceutica internazionale (Fip) ha pubblicato il rapporto “Vaccination training in pharmacy: Global provision, barriers, and needs”, con la panoramica completa sullo stato della formazione alla vaccinazione per farmacisti e studenti di farmacia a livello mondiale. Il documento, frutto di un’analisi di letteratura secondaria e di dati provenienti da indagini globali condotte dalla Fip, si innesta nel contesto dell’Agenda immunizzazione 2030 dell’Organizzazione mondiale della sanità, e intende supportare lo sviluppo di programmi formativi che abilitino i farmacisti a erogare servizi vaccinali sicuri, efficaci e sostenibili, contribuendo così a migliorare l’accesso e la copertura vaccinale, specialmente nella popolazione adulta.
Disponibilità in crescita ma disomogenea
I dati di sorveglianza Fip del 2024, che coprono 116 paesi, hanno indicato che la formazione specifica per i farmacisti vaccinatori è disponibile in più della metà delle nazioni esaminate. La disponibilità è aumentata dal 2016, con un incremento del 433% nel numero di paesi che riportano programmi formativi. La formazione è obbligatoria in 22 paesi e soggetta a rinnovo in 17. L’addestramento è erogato sia a livello pre-abilitazione, integrato nei curricula universitari, sia a livello post-abilitazione, attraverso programmi di sviluppo professionale continuo (Cpd). Gli approcci pedagogici sono diversificati e prevedono la formazione basata su simulazione ad alta e bassa fedeltà, apprendimento multimodale e blended, workshop Cpd orientati alla pratica e modelli di apprendimento interprofessionale ed esperienziale.
Barriere sistemiche all’implementazione e allo scaling
Il rapporto ha identificato anche una serie di barriere multifattoriali che limitano la preparazione e la disponibilità dei farmacisti a fornire servizi vaccinali. A livello formativo, si riscontrano curricula universitari non standardizzati, con un’esposizione pratica spesso insufficiente e un accesso limitato a programmi Cpd strutturati e sostenibili. Barriere normative e politiche vedono la mancanza di autorizzazione legale, restrizioni nell’ambito di pratica, assenza di percorsi di certificazione nazionali coerenti e una notevole variabilità giurisdizionale, anche all’interno della stessa nazione. Ulteriori ostacoli derivano dalla resistenza professionale e interprofessionale, con un limitato riconoscimento del ruolo del farmacista vaccinatore da parte di altre figure sanitarie. Infine, vincoli di risorse, infrastrutture e finanziamenti – tra cui la carenza di personale, mancanza di attrezzature per la catena del freddo, costi della formazione e sistemi di rimborso inadeguati – compromettono la sostenibilità dei servizi e l’accesso alla formazione stessa.
Necessità formative prioritarie e strategie di implementazione
La Fip ha delineato anche precisi bisogni formativi e strategie di implementazione. La formazione deve essere integrata nei curricula e basata su competenze, coprendo aree essenziali come immunologia, tecniche di iniezione, gestione degli eventi avversi, controllo della catena del freddo e integrazione del servizio nel flusso di lavoro della farmacia. È cruciale potenziare la collaborazione interprofessionale attraverso attività educative congiunte e sviluppare abilità di comunicazione con il paziente per contrastare l’esitazione vaccinale. A livello di sistema, la formazione deve avere anche competenze relative ai quadri normativi, all’utilizzo dei sistemi informativi vaccinali, alla comprensione dei modelli di finanziamento e ai meccanismi di garanzia della qualità. Il rapporto ha raccomandato, tra le altre azioni, l’allineamento dei programmi formativi ai framework normativi nazionali, l’espansione delle iniziative di educazione interprofessionale e investimenti in infrastrutture abilitanti.