Alla fine del mese di gennaio FarmaciaVirtuale.it ha ricevuto e pubblicato la lettera di un farmacista che raccontava la propria decisione di chiudere l’attività.

[Ti interessa ciò che stai leggendo? Iscriviti qui alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it per ricevere articoli come questo (e molto altro) direttamente alla tua casella di posta elettronica]

«Mi sono reso conto – aveva spiegato l’ex titolare – che la farmacia era cambiata. Quando è iniziata la politica dello sconto, proprio come la grande distribuzione, ho incominciato a riflettere seriamente. Nel frattempo il sistema del consumo, con forte spinta proveniente da oltreoceano, si orientava sempre di più alla ricerca della competitività più efferata, con politiche oggetto di interesse del capitale. Da un lato tutti ad acquistare su Internet, dall’altro molti colleghi volevano vendere online. Tutti seguivano le politiche che i media e il capitale hanno riversato sul sistema farmaceutico. Ho capito di non essere più in linea con quella visione». Il professionista ha aggiunto quindi di aver pensato ad affiliarsi ad una rete, prima di cedere l’attività, ma ha spiegato che essa «ti avvicina sì, ma è vero anche che ti blandisce con l’intento di omogeneizzare al suo il tuo operato e pensiero gestionale, il che equivale a dire toglierti la tua indipendenza».

Alle parole del farmacista ha risposto un dirigente, da 4 anni direttore. Un manager, per quattro anni direttore commerciale per una catena di farmacie francese nella regione Auvergne Rhône-Alpes, ha replicato raccontando al nostro giornale la propria esperienza: «Ho dato le mie dimissione e sono rientrato in Italia da circa un anno e nonostante 4 anni bellissimi di esperienze e di soddisfazioni nel settore farmaceutico ho cambiato completamente tipo di mercato in quanto oggi sono direttore commerciale per un’azienda di produzione. Non mi stupisco se quel farmacista titolare dopo anni e anni di onorato servizio abbia deciso di vendere: oggi le farmacie sono organismi molto complessi dove ci vuole tempo, pazienza (merce rarissima) e solido project management».

«Entrando nelle farmacie – prosegue il manager – da cliente vedo molto spesso dei farmacisti titolari con tanta tensione, tanta pressione sui risultati, vedo modi di lavorare che non funzionano, vedo tanta pressione negativa sulla “squadra”, vedo dei titolari logorati con crisi di motivazione, questa miscela di contesto porta solo a risultati negativi». Il dirigente se la prende poi anche con la formazione: «Ho assistito ad eventi allucinanti, addetti alla formazione dispensare nei loro seminari best practice utilizzate da big company estere che, in una farmacia italiana con 5 dipendenti e fatturato da 1,5 milioni, non funzioneranno mai».

«Dispiace – prosegue – vedere ottimi farmacisti flagellarsi sui loro bilanci per capire cosa non vada nelle loro farmacie, magari negandosi anche qualche ora da dedicare a loro stessi. Più approfondiamo l’analisi, più si instaura, in maniera latente, un approccio difensivo dove la spiegazione prevale sull’azione». Quale soluzione di fronte a tutto ciò? «Fate entrare in farmacia una figura manageriale: non come dipendente ma come proprietà minoritaria. In Francia lo si fa ormai da anni: viene ceduto il 10% della società e si stipula con la nuova figura un contratto di collaborazione personalizzato per l’esigenze della farmacia. In conclusione, se vi sentite criceti, scendete dalla ruota e provate a guardare fuori dalla gabbia e volendo anche dentro voi stessi».

© Riproduzione riservata