Tumori, cosa possono fare i farmacisti per l’interpretazione dei primi sintomi
Uno studio scozzese spiega quale ruolo possono ricoprire i farmacisti nell’individuazione dei primi sintomi di una patologia tumorale.
I farmacisti sono in grado di contribuire alla gestione dei sintomi che possono indicare l’insorgenza di una patologia tumorale? A rispondere alla domanda è uno studio pubblicato dalla rivista scientifica International Journal of Pharmacy Practice e curato da un gruppo di ricercatori dell’università di Aberdeen, in Scozia.
L’analisi, intitolata “Do pharmacists contribute to patients’ management of symptoms suggestive of cancer: a qualitative study”, ha innanzitutto ricordato che «la scarsa attenzione data ai sintomi che possono identificare l’insorgenza di un cancro fanno sì che i pazienti aspettino troppo tempo prima di chiedere aiuto e ritardino quindi la diagnosi. Pochi studi nel Regno Unito hanno investigato quale possa essere in questo senso il contributo fornito dai farmacisti. Il nostro lavoro punta a identificare l’attuale coinvolgimento di tale categoria professionale e valutare il ruolo che potenzialmente possono ricoprire le farmacie territoriali».
Gli studiosi hanno dunque analizzato un gruppo di pazienti ai quali era stato diagnosticato un tumore ai polmoni, colon-rettale o gastro-esofageo nei precedenti 12 mesi. A loro sono state proposte interviste semi-strutturate, che sono state registrate, quindi trascritte e analizzate. In totale il numero di persone che hanno accettato di partecipare all’indagine è stato pari a 25: si è trattato di uomini nei due terzi dei casi e in maggioranza di persone affette da un tumore ai polmoni.
«Benché tutti i pazienti – spiegano i ricercatori – avessero riscontrato dei potenziali sintomi di una patologia oncologica prima della diagnosi, la maggior parte di loro ha riferito di aver sottostimato tali segnali e di averli attributi ad altre cause. Si era immaginato che si trattasse di conseguenze del cambiamento di uno stile di vita e sono stati assunti farmaci acquistati in negozi, supermercati e farmacie ma senza chiedere consiglio al farmacista». Di qui la conclusione alla quale è giunto lo studio: «Lo staff delle farmacie, qualora fosse stato coinvolto maggiormente, avrebbe potuto facilitare una diagnosi precoce delle patologie».