Farmacia e convenzione non possono dissociarsi. Questa è l’opinione ferma di Ivan Tortorici, farmacista titolare e presidente dell’associazione “Pillole di informazione”, che vede uno sviluppo del settore solo se riuscirà a consolidare la sua connotazione di partner del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Analizzando l’attuale situazione del comparto, Tortorici esprime anche amarezza per il fatto di non vedere ripagati sufficientemente gli sforzi della farmacia durante la prima fase della pandemia. In un’intervista a FarmaciaVirtuale.it Tortorici ha dichiarato che «la farmacia italiana ha tanta voglia di fare e di crescere ma, in questo momento, è anche demoralizzata per non aver visto ripagati gli sforzi sostenuti durante l’emergenza sanitaria. Si sarebbe potuto ottenere, anche nell’interesse della popolazione, molto di più, invece non solo non siamo stati ripagati al pari di altre categorie sanitarie, ma anche le iniziative di cui si è tanto parlato per migliorare il nostro lavoro sono state messe da parte o passate in secondo piano. Basti pensare che, nonostante i numerosi progetti legati alla dematerializzazione del cartaceo, non facciamo altro che stampare».

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«Ogni farmacia deve essere in grado di erogare i servizi»

Tortorici commenta l’introduzione dei nuovi servizi in farmacia, osservando che, allo stato attuale delle cose, non tutte le farmacie sono in grado di attivarli, poiché il tutto viene demandato alle capacità imprenditoriali del farmacista e alle caratteristiche del territorio, il che crea notevoli disparità. «L’inserimento delle vaccinazioni tra i servizi della farmacia rappresenta una crescita professionale, ma il progetto si sarebbe dovuto concretizzare con un sistema diverso, per esempio implementato come quello adottato in Liguria. Questa regione ha recepito la normativa nazionale per il farmacista vaccinatore, ma ha anche stabilito un ottimo rapporto con la categoria dei medici, permettendo alle farmacie di decidere se somministrare direttamente i vaccini o fornire le dosi ai medici che provvedono poi a inocularle. In tal modo tutti i presidi, e non solo quelli attrezzati, sono in grado di partecipare alla campagna vaccinale. In assenza di un’integrazione simile, si creano farmacie di serie A e altre di serie B. Lo stesso principio deve valere per ogni tipo di servizio che, se autorizzato a essere erogato in farmacia, deve poter essere attivato da tutte le farmacie, di qualunque dimensione e qualsiasi tipo di utenza. Non è corretto che, per poter fare gli Ecg, la farmacia debba acquistare la macchina e poi offrire il servizio a pagamento. I presidi con un’utenza a basso reddito o difficili da raggiungere non riusciranno agevolmente a effettuare abbastanza prestazioni per ripagare l’investimento, anche per insufficienza di personale».

«La farmacia deve continuare a operare in convenzione»

Per far sì che ogni farmacia abbia le stesse possibilità delle altre, una via da percorrere, secondo Tortorici, è un’estensione della convenzione con il Sistema sanitario nazionale. «Siamo esercizi che godono di concessione governativa e sosteniamo l’Ssn. Le farmacie sono un interlocutore sanitario a basso costo se comparato a quello ospedaliero» spiega Tortorici. «Per lo Stato è quindi conveniente mantenere una rete di farmacie territoriali che, a fronte di una spesa contenuta, offrono un servizio di eccellenza, di tipo privatistico. A mio avviso, pertanto, tutto ciò che fa la farmacia dovrebbe essere sempre in virtù di una convenzione e il vero sforzo su cui dovremmo concentrarci è quello di stipulare accordi per integrarci sempre di più. Se offriamo sempre più servizi a pagamento, le farmacie più piccole e le fasce più deboli di popolazione soccomberanno, specie alla luce dell’ingresso sempre più agguerrito dei capitali».

Il video dell’intervista integrale.

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