Terapia precoce post-infarto: benefici clinici e risparmio per il Ssn
Uno studio italiano ha dimostrato che un approccio terapeutico aggressivo sul colesterolo Ldl riduce drasticamente il rischio di recidive e genera un risparmio economico.
Un intervento terapeutico immediato e intensivo volto all’abbassamento del colesterolo Ldl nei pazienti reduci da un infarto miocardico acuto può ridurre di quattro volte il rischio di un secondo evento cardiovascolare nel primo anno successivo. La strategia potrebbe comportare un risparmio annuo per il Servizio sanitario nazionale stimato in 34 milioni di euro. Sono i risultati principali emersi da uno studio clinico-economico coordinato dal professor Giuseppe Patti, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, e dal professor Giuseppe Croce dell’Università Liuc di Castellanza. La ricerca, pubblicata dal Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità Crems e dall’Ospedale Maggiore di Novara, ha analizzato l’impatto dell’approccio “strike early, strike strong” nella gestione dei pazienti post-infarto.
Il coinvolgimento dei pazienti all’Hub cardiologico di Novara
Lo studio, denominato Fast-Note, ha coinvolto 500 pazienti presso l’Hub cardiologico di Novara, confrontando in tre periodi distinti (2019, 2021, 2023) due modelli di cura. Nei primi due periodi, un approccio tradizionale con intensificazione graduale della terapia e target di Ldl progressivamente più rigorosi ha prodotto miglioramenti marginali. La svolta si è registrata nel 2023 con l’adozione di un protocollo che prevedeva un trattamento intensivo, personalizzato e avviato già durante la degenza ospedaliera. Il metodo ha portato alla marcata riduzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti a più alto rischio, con un calo dall’11-12% al 3,28% nel primo anno. L’utilizzo precoce di anticorpi monoclonali anti-PCSK9 ha aumentato di otto volte la probabilità di raggiungere l’obieMg/Dlttivo terapeutico di Ldl inferiore a 55 Mg/Dl.
Riduzione dei ricoveri e sostenibilità economica
L’adozione tempestiva della terapia intensiva ha determinato la diminuzione degli eventi gravi, con conseguenti ricadute positive sull’organizzazione ospedaliera. La contrazione delle voci di costo, associate alla gestione degli eventi ischemici, è il fondamento del risparmio economico proiettato a livello nazionale. Lo studio ha integrato i dati clinici con una valutazione economica, confermando che la strategia “colpisci presto, colpisci forte” risulta costo-efficace. Il parametro utilizzato, l’Icer (Incremental Cost-Effectiveness Ratio), si è attestato per la strategia tra 27.282 e 32.111 euro annui. Tale valore risulta ampiamente al di sotto della soglia di 40mila euro, considerata in Italia il limite per definire un trattamento sostenibile per il Servizio sanitario nazionale.