«Vogliamo che la nostra libertà di esistere professionalmente sia riconosciuta a tutti i livelli, sia riconosciuta innanzitutto nella libertà di scegliere il nostro futuro, nella libertà d’intraprendere l’attività professionale in proprio, o di svolgere la professione in “scienza e coscienza” alle dipendenze di altri». Alla luce di queste evidenze, «ti chiediamo di partecipare in prima persona all’incontro, che si terrà il prossimo 28 aprile presso l’università La Sapienza, perché le tue idee, i tuoi contributi sono per noi importanti». È questo l’appello lanciato dalle sigle aderenti agli «Stati generali delle parafarmacie di vicinato e del farmacista libero», previsti per domenica 28 aprile 2019 presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, nell’aula Corrado Gini presso il Dipartimento di Scienze Statistiche. L’evento, organizzato dalle sigle Fnpi, Mnlf, Culpi, e Lpi, avrà inizio alle 9.30 e vedrà la partecipazione di diversi esponenti della politica di categoria e non solo. «”Farmacista libero” – si legge nell’invito degli organizzatori – può apparire uno slogan, ma in realtà racchiude l’ideale, ovvero ciò che vorremmo essere, ciò per cui ci battiamo: liberi di esercitare la professione per la quale lo Stato ci ha abilitati».

Ciò alla luce del fatto che «le parafarmacie, che hanno rappresentato il primo passo verso la realizzazione di un progetto di libertà professionale, sono sotto continuo attacco, vogliono chiudere questa esperienza che rappresenta l’unica reale azione riformatrice in questo settore». Secondo le sigle infatti «l’apertura di queste attività, da parte di professionisti esclusi dalla lobby dei farmacisti proprietari di farmacia, ha assunto ben presto una visione più ampia: del farmacista più libero, più intraprendente, da diventare quasi un ideale di lotta e di resistenza al sistema. Un sistema che cerca di stritolare queste realtà imprenditoriali, benché abbiano creato migliaia di posti di lavoro e abbiano fornito servizi sempre più apprezzati per il cittadino. Un sistema che vede il farmacista dipendente vivere, ormai, una condizione al limite dello “schiavismo”, con un Ccnl scaduto da oltre sei anni, dequalificato nel suo ruolo da un contratto inserito in quello del commercio e dalla piaga dei “camici neri”». Problema, quest’ultimo, che, in aggiunta alla mancanza di sbocchi professionali, nonché «alla iniqua impostazione dell’Enpaf», evidenziano le sigle, «sono solo alcune delle istanze che, con forza, si levano dalla base». Per tale motivo «vogliamo che queste istanze, quelle delle parafarmacie e del loro diritto di esistere, del loro diritto ad esercitare liberamente la professione, sia coniugata con i diritti violati dei farmacisti non titolari, perché intrecciati dal comune diritto ad avere un futuro e un’alternativa professionale. Per questo è necessario coordinare le azioni, gli obiettivi». Ciò mediante la realizzazione «di una piattaforma sostenuta da tutti i colleghi non titolari, che abbia obiettivi comuni con le parafarmacie, per il riconoscimento professionale del farmacista, indipendentemente da quale ambito esso operi».

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