Stabilimento chimico-farmaceutico, il M5S: «Si investano maggiori risorse»
Alcuni deputati del M5S hanno chiesto in un’interrogazione ai ministeri della Difesa e della Salute di investire di più nello Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze.

I parlamentari ricordano poi che «dal 2014 è stato attivato un accordo tra il ministero della Difesa e quello della Salute per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis, finalizzata alla terapia del dolore, nonché al trattamento di patologie gravi e altamente invalidanti. Tale cannabis «Made in Italy» è stata la prima a essere riconosciuta dall’Unione europea come sostanza attiva di grado farmaceutico, grazie anche alla sinergia con il Crea-Cin di Rovigo, un centro che, da anni, studia la pianta di cannabis e che fornisce le genetiche e le talee allo stabilimento di Firenze attraverso procedure di studio sulla selezione dei genotipi, dagli elevati standard di qualità e analisi del contenuto di cannabinoidi, tramite la cromatografia». I deputati affermano quindi che «secondo quanto appreso dagli stessi militari dello stabilimento di Firenze, le richieste per l’utilizzo di questa cannabis terapeutica negli anni sono aumentate, tanto che è necessario potenziare la produttività e arrivare a circa 300 chilogrammi l’anno rispetto agli attuali 150. Ma le serre dello stabilimento non sono più sufficienti». Pertanto, «sarebbe importante ampliare i finanziamenti e soprattutto incrementare le risorse umane, che al momento sono carenti anche a causa del mancato turn over».
L’interrogazione fa sapere infatti che per sopperire ai problemi di personale, è stato «attivato il canale della somministrazione di lavoro temporaneo, attraverso un’agenzia interinale; è ovvio che tale metodo di impiego, non garantendo prospettive certe sia in termini economici che di sicurezza, incentiva il suddetto personale a cercare altre opportunità più favorevoli». Al contrario, secondo i deputati del M5S occorrerebbe investire «non solo sulle potenzialità dello stabilimento, ma soprattutto sulla forza lavoro, cuore pulsante dell’intero centro di eccellenza», e non scegliere la via delle importazioni dall’estero. Per questo è stato chiesto ai due ministeri se intendano avviare iniziative di sostegno e valorizzazione dello stabilimento fiorentino.