Farmacologia

Sif: Lea per test genetici e consulenza farmacologica

La Società italiana di farmacologia (Sif) ha chiesto equità territoriale nell’accesso a esami farmacogenetici e consulenza clinica specialistica.


La Società italiana di farmacologia (Sif) ha chiesto di ampliare l’accesso ai test farmacogenetici e di riconoscere la consulenza farmacologica clinica come prestazione del Servizio sanitario nazionale, nell’ambito dell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). La richiesta si articola su due fronti principali: da un lato l’estensione degli esami che consentono di individuare i pazienti a maggior rischio di reazioni avverse gravi derivanti dall’assunzione di farmaci, dall’altro l’introduzione di una prestazione specifica dedicata alla consulenza specialistica sulla gestione dei trattamenti, oggi non riconosciuta in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Per la Sif, la personalizzazione delle terapie è un principio centrale della medicina contemporanea, ma tale principio non troverebbe ancora pieno riconoscimento nell’attuale impianto dei Lea, con conseguenti disparità nell’assistenza fornita ai cittadini nelle diverse regioni.

«Ridurre il rischio di effetti indesiderati anche molto gravi»

Erika Cecchin, responsabile della Sosd di Farmacologia Sperimentale e Clinica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, Irccs, ha sottolineato che «questi esami possono aiutarci a personalizzare le terapie e a ridurre il rischio di effetti indesiderati anche molto gravi. È necessario che le indicazioni per utilizzare i farmaci in sicurezza trovino una risposta coerente nelle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale».

«Servono percorsi omogenei»

Secondo Valeria Conti, docente di Farmacologia e direttrice della Uos di Farmacogenetica dell’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, «la possibilità di accedere a un esame utile per la sicurezza di una terapia non dovrebbe dipendere dal territorio in cui si vive. Servono percorsi omogenei, che consentano di utilizzare i risultati dei test per orientare le scelte terapeutiche e proteggere i pazienti».

Sempre più necessario il contributo del farmacologo clinico

Amelia Filippelli, docente di Farmacologia e direttrice della Uoc di Farmacologia Clinica dell’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, ha precisato che «la crescente complessità delle terapie rende sempre più necessario il contributo del farmacologo clinico. Riconoscere questa consulenza come una prestazione specifica significa offrire ai pazienti un supporto qualificato per una gestione più appropriata e sicura dei farmaci».

© Riproduzione riservata