In un recente articolo pubblicato da FarmaciaVirtuale.it, Carlo Ranaudo, docente del Dipartimento di farmacia presso l’università di Salerno, sottolineava come molte farmacie scelgono la strada degli sconti a discapito di un differente posizionamento verso i pazienti, evidenziando il perché si ricorre alla pratica dello sconto anziché portare avanti progetti di crescita basati su elementi non legati alle dinamiche commerciali. Ranaudo aveva evidenziato che se la farmacia si muovesse in direzione di un rapporto di natura professionale instaurato con il paziente, la partita sarebbe ben diversa: «Quando la farmacia si muove in tale direzione – ha spiegato il docente -, eventuali competitors non avranno vita facile nel “replicare” un eventuale modello usato ed eventuali strategie commerciali che ruotano attorno ad esso. Molti farmacisti preferiscono però la strada più breve dello sconto. Per loro, andare nella direzione della consulenza professionale significa rimettere in discussione il modello. Cosa, quest’ultima, che non è per niente facile: bisogna studiare, cambiare il modo di approcciare i collaboratori, i fornitori, la gestione».

Dello stesso avviso è Michele Di Iorio, presidente di Federfarma Napoli, il quale, mostrando sensibilità all’argomento, ha ribadito che la pratica dello sconto è un «perverso indicatore della percentuale di scarsa autostima che il farmacista ha tanto della propria persona quanto della propria professione». In aggiunta a ciò, Di Iorio evidenzia che «alla pratica dello sconto si accompagnano in genere ulteriori fantasiose e discutibili iniziative», tra cui «la mancata percezione del ticket, tra l’altro con rilevanze penali, nonché la omessa acquisizione delle somme relative ai servizi, quest’ultima – conclude il dirigente – con rilevanza sindacale».

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