La World health academy of dermatology and pediatrics (Whad&P) ha presentato a Roma il 3 febbraio 2026, al Senato della Repubblica, un’analisi delle criticità legate alla gestione della scabbia in Italia. Nella conferenza stampa “La scabbia un problema emergente” è stato evidenziato che pur essendo soggetta a denuncia obbligatoria e a controlli da parte dei servizi di igiene pubblica, non benefici della fornitura gratuita di farmaci da parte del Servizio sanitario nazionale. L’incontro ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo scientifico e istituzionale, tra cui il Senatore Orfeo Mazzella, vicepresidente della 10 Commissione del Senato, e rappresentanti delle principali società dermatologiche e pediatriche italiane. L’ncontro è stata occasione per riportare il marcato incremento dei casi, con picchi regionali che nel 2024 hanno registrato aumenti fino al 750% rispetto al periodo pre-pandemico.

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Resistenze farmacologiche e oneri economici incidono sull’efficacia delle cure

Le terapie standard, come indicato dalle linee guida internazionali, si basano sull’applicazione topica di permetrina al 5% o sull’assunzione orale di ivermectina. Tuttavia, è emerso come la letteratura scientifica segnali una crescente resistenza del parassita alla permetrina in diversi paesi, il che richiederebbe tempi di applicazione più prolungati e cicli terapeutici più intensivi. Il costo completo di una terapia efficace, che deve essere estesa anche ai contatti stretti per prevenire la reinfestazione, risulta essere un onere per le famiglie. Le stime presentate indicano una spesa che può variare da alcune centinaia a quasi settecento euro per un nucleo familiare, a seconda del trattamento scelto e del numero di componenti.

Situazione in Italia disomogenea che chiede uniformità

Il Prof. Fabio Arcangeli, presidente della Whad&P, ha spiegato che «la scabbia è una malattia di rilevanza sociale, soggetta a denuncia obbligatoria e spesso a controlli domiciliari da parte dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, ma, nonostante ciò, nessun farmaco utilizzato per il suo trattamento è fornito gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Solo alcune regioni italiane, come Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige distribuiscono gratuitamente questi farmaci, ma seguendo indicazioni posologiche talora insufficienti per i malati, come l’applicazione di permetrina solo per una notte, anche se ripetuta dopo una settimana, o addirittura un’unica applicazione di permetrina o assunzione di ivermectina per i contatti, che dovrebbero essere trattati come malati potenziali».

Farmaci dovrebbero essere in Fascia A

Secondo Arcangeli «non solo la resistenza alla permetrina, ma anche la cattiva gestione terapeutica, che implica cure non eseguite a causa dell’elevato costo, indicazioni posologiche insufficienti, mancato o inadeguato trattamento dei contatti stretti, possono contribuire alla crescente diffusione della parassitosi. È per questo che i farmaci per la scabbia dovrebbero essere dispensati gratuitamente su tutto il territorio nazionale, riconosciuti in Fascia A dalle autorità sanitarie nazionali, così da renderli facilmente accessibili a tutti ed utilizzabili per la giusta durata e modalità di trattamento, a discrezione del medico prescrittore, poiché esistono situazioni specifiche in cui potrebbe risultare necessario prolungare o intensificare la terapia».

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