Sacchetti di plastica, come riconoscere quelli conformi alla normativa
L’Italia ha recepito una direttiva Ue in materia di riduzione dell’uso di buste di plastica in materiale leggero. I consigli di Federfarma per riconoscere quelle a norma.

«Tenuto conto – aggiunge Federfarma – che la tipologia di borse di plastica utilizzata dalle farmacie è nella maggior parte dei casi costituita da quelle “biodegradabili e compostabili” è opportuno che le farmacie, come peraltro già fanno da tempo, si accertino della conformità di tale tipologia di sacchetti alle norme di legge già al momento dell’acquisto da parte del fornitore». Come farlo? Si può chiedere a quest’ultimo un’assicurazione scritta, ma è anche utile sapere che «tra i sacchetti che non possono essere commercializzati ci sono in particolare quelli con le seguenti diciture: “biodegradabili al 100%” (o anche solo “Bio”, “Biodegradabile”); “ECM Biodegradabile” o “Sacchetto con additivo ECM”; sacchetto con additivo “EPI”; sacchetto “D2W” o sacchetto con additivo “D2W”». Ciò poiché biodegradabile non necessariamente vuol dire compostabile. Infatti, conclude l’associazione dei titolari di farmacia, «per capire se un sacchetto è legale o meno, occorre leggere le diciture che il produttore deve necessariamente riportare sulla busta, per attestare i requisiti in esame, ossia ad esempio, “compostabile” e “rispetta la normativa UNI EN 13432” o “Sacco biodegradabile e compostabile conforme alla norma UNI EN 13432:2002”, ”Sacco utilizzabile per la raccolta dei rifiuti organici” ecc. Per maggiore sicurezza occorre cercare sul sacchetto i marchi degli organismi certificatori accreditati che attestano la certificazione della biodegradabilità e della compostabilità, come ad es. “OK Compost”, “Compostable” e “Compostabile CIC”». Per chi commercializza buste non conformi è possibile una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 25.000 euro.