Clinical Trials & Research

Radioterapia e farmaci oncologici: Consensus a Firenze

A Firenze esperti internazionali hanno discusso le raccomandazioni sull’integrazione tra radioterapia e terapie sistemiche per tumori ad alta incidenza.


Firenze è stata teatro della seconda Consensus internazionale multidisciplinare che ha visto riuniti al Grand Hotel Mediterraneo i nomi più importanti di radioterapia e oncologia, massimi esperti nazionali e mondiali. In questo consesso, il 9 e 10 ottobre 2026, sono state delineate e definite le raccomandazioni sull’integrazione dei trattamenti radioterapici con le attuali terapie farmacologiche per molti dei tumori che affliggono la popolazione: tumori della mammella, della prostata, del rene e del distretto testa-collo, i cosiddetti tumori solidi e ad alta incidenza.

La mappa delle priorità di ricerca

La Consensus, a cui ha partecipato anche FarmaciaVirtuale.it, è stata promossa dalla Fondazione Radioterapia Oncologica e coordinata da un team di radio-oncologi dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria Careggi, con il patrocinio autorevole della European society for radiotherapy and oncology (Estro), dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell’Associazione italiana radioterapia e oncologia clinica (Airo). La due giorni ha fatto emergere non solo l’attesa guida per i clinici su come associare nella pratica quotidiana radioterapia e nuovi farmaci per la cura dei tumori, ma anche una mappa delle priorità di ricerca, alle quali i prossimi studi dovranno rispondere.

Momento storico importante

«L’integrazione sicura ed efficiente tra radioterapia e farmaci oncologici moderni sembrerebbe logica – hanno affermato uniformemente gli addetti ai lavori –, ma la realtà è che non ci sono linee guida definite: gli esperti hanno il compito di far emergere un consenso pianificato sul trattamento delle patologie». I lavori della conferenza sono stati aperti dal direttore Sod Radioterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi prof. Lorenzo Livi, ordinario di Radioterapia Oncologica all’Università di Firenze. «Questo momento è importantissimo – ha dichiarato Livi ai giornalisti convenuti –: è l’arrivo di un triennio di lavoro corale, fondamentale, perché senza un network internazionale non possiamo chiarire i molteplici aspetti del nostro lavoro. Dobbiamo prevedere gli effetti positivi di entrambe le terapie, ma in questo caso associate: studiare quindi attentamente tutte le interazioni farmacologiche, fisiche, chimiche che queste due discipline hanno per capire esattamente quando, come, perché associarle insieme. Solitamente, spesso, lo facciamo basandoci sulle esperienze locali di centri che comunque hanno un profilo internazionale, ma adesso lo stiamo facendo in una Consensus, coronamento di un percorso triennale».

Evoluzione delle terapie sistemiche

Il panorama terapeutico dell’oncologia è stato trasformato negli ultimi anni dalla rapida evoluzione delle terapie sistemiche (gli agenti mirati, le immunoterapie, i coniugati anticorpo-farmaco, le terapie con radioligandi, farmaci di precisione progettati per distruggere selettivamente le cellule malate, i nuovi trattamenti endocrini e a bersaglio molecolare). Le innovazioni vengono integrate nella pratica clinica quotidiana e abbinate alla radioterapia, il cui ruolo viene di conseguenza ridefinito all’interno delle strategie di trattamento multimodale. Ottimizzare la cura non può che migliorare la quotidianità di milioni di pazienti, ma su come integrare al meglio farmaci e radioterapia ci sono ancora domande aperte e fondamentali, dai tempi di somministrazione alla sicurezza, fino agli effetti collaterali. La definizione di una guida è quindi la spina dorsale della Consensus, dopo anni preparatori che hanno coinvolto sia gli esperti sia le associazioni dei pazienti, un aspetto posto in rilievo. Stabilire linee guida per l’ottimale integrazione è il passo per rispondere ai quesiti fondamentali riguardanti il sequenziamento del trattamento, la tempistica, la sicurezza, i profili di tossicità, le interazioni biologiche e l’identificazione dei pazienti con maggiori probabilità di beneficiare di queste combinazioni. La Consensus sta affrontando la sfida attraverso un processo di consenso strutturato, multidisciplinare, basato sulle evidenze.

«Risultati utili per tanti colleghi nel mondo»

Affiancando il professor Livi, ha dichiarato Massimo Di Maio, ordinario di Oncologia all’Università di Torino e presidente di Aiom: «Questa Consensus sta producendo risultati utili per tanti colleghi nel mondo. In uno scenario in cui i pazienti hanno a disposizione più trattamenti, risulta cruciale parlarsi tra specialisti, per uniformare e integrare le scelte, alla luce anche del fatto che nella letteratura scientifica non ci siano tante risposte specifiche. Quel che è certo è che si può fare ricerca insieme, con schemi di ricerca che non siano propriamente quelli tradizionali statici».

I tre principali ambiti tumorali

Riunendo esperti internazionali in radioterapia oncologica, oncologia medica, ricerca traslazionale e tutela dei pazienti, la Consensus si è concentrata sui tre principali ambiti tumorali – tumore alla mammella, tumori testa-collo e tumori genitourinari (prostata e rene) – per sviluppare raccomandazioni pratiche sull’integrazione sicura ed efficace della radioterapia con i moderni trattamenti sistemici. Tre, quindi, i gruppi di lavoro, ciascuno condotto da un coordinatore scientifico: Icro Meattini, oncologo radioterapista e professore associato a Firenze, esperto internazionale del tumore alla mammella, Pierluigi Bonomo, responsabile Oncologia radioterapica tumori testa-collo a Firenze, Giulio Francolini, oncologo radioterapista a Careggi, specializzato nelle neoplasie genito-urinarie. Sollecitata dal professor Meattini, Hope S. Rugo, Professor of Medical Oncology, Department of Medical Oncology, Duarte, Ca, Usa, ha sottolineato come il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti sia oggi fondamentale non nel dopo, ma durante i lavori, ha messo in luce anche l’importanza della preclinica, senza cui non si arriverebbe alla clinica.

I progressi nel tumore alla mammella rispetto agli ultimi tre anni

Il professor Philip P. M. Poortmans – Radiation Oncology, Department of Radiation Oncology, Iridium Netwerk, Zas Hospitals, Wilrijk-Antwerp (Belgio) e Professor of Radiation Oncology, Faculty of Medicine and Health Sciences, University of Antwerp – ha posto in rilievo i progressi nel tumore alla mammella rispetto agli ultimi tre anni: «Il miglioramento della qualità della vita a parità di efficacia, obiettivo primario, l’invasività sempre più ridotta, l’evoluzione della cura, per avere fattori predittivi e capire come devono essere trattati i pazienti».

«Diverse specialità si stanno parlando a tutto vantaggio dei pazienti»

Si è aggiunta anche la voce del dott. Roberto Iacovelli, oncologo medico Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs di Roma, che ha evidenziato come si stia uscendo dalla logica di essere chiusi ognuno nel proprio ambulatorio: «Diverse specialità si stanno parlando a tutto vantaggio dei pazienti». Infine, il dottor Bonomo, reduce da una sessione con molti esperti internazionali dei tumori testa-collo, ha ricordato quanto complessa sia questa patologia (ha l’aggravante di essere immediatamente visibile e impattare su funzioni vitali quotidiane): «Nella sua stessa matrice ha la necessità di integrazione multidisciplinare».

Immunoterapia insieme a farmaci a bersaglio molecolare o chemioterapia

In proposito, l’importante presenza di Kevin Harrington – Honorary Consultant Clinical Oncologist, The Royal Marsden Nhs Foundation Trust e St. George’s Hospital, London e Professor in Biological Cancer Therapies, Institute of Cancer Research (Uk) – ha permesso di focalizzare gli approcci che prevedono l’utilizzo dell’immunoterapia, associata a farmaci a bersaglio molecolare o alla chemioterapia, prima di un intervento chirurgico o della radioterapia. «Una prospettiva futura molto interessante. Stimolare il sistema immunitario prima e rendere il tumore visibile al sistema immunitario». L’immagine che l’eminente professore ha offerto è stata: «Scolpire il terreno per colpirlo». «L’obiettivo finale – ha concluso il professor Livi – è scrivere una Consensus dove dare una risposta sulla fattibilità relativa all’associare i farmaci di vecchia e nuova generazione con la radioterapia, essendo sicuri i livelli di evidenza. Immaginiamo una pubblicazione, tra qualche mese, che consenta in qualunque ambulatorio del mondo di unire un farmaco e la radioterapia in sicurezza».

Definizione dei farmaci promossi, sotto osservazione, ad alto rischio

A FarmaciaVirtuale.it, il professor Livi ha aggiunto: «Stiamo in queste ore arrivando a definire i farmaci promossi, quelli sotto osservazione e quelli ad alto rischio. Siamo in fase di votazione, i gruppi si stanno riunendo per arrivare – dopo questi anni di dati, lavori, rilettura della letteratura e delle meta-analisi – a definire le linee guida, farmaco per farmaco, classe per classe. La condizione necessaria è raggiungere l’80%, diversamente il farmaco deve andare in classe 2, una classe di informazione definita meno rilevante. Per la mammella e la prostata possiamo dire sia sicuro associare insieme la radioterapia e la terapia ormonale anche di nuova generazione».

Alessandra Stoppini

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