Professione farmacista e regolamentazione: come funziona in Europa?
Un’inchiesta del Quotidien du Pharmacien spiega quali conseguenze hanno, in Europa, le diverse scelte in materia di regolamentazione della professione farmacista.

«Solo 18 Stati hanno previsto regole specifiche sulla presenza territoriale. Tuttavia, tra quelli che avevano optato per la libera installazione, molti sono tornati sui loro passi (come nel caso dell’Estonia). La stessa Gran Bretagna, da sempre protesa al liberalismo, ha rivisto la questione». Secondo Alain Delgutte, dirigente dell’Ordine dei farmacisti transalpino, «fino al 2012 i titolari inglesi potevano installarsi dove volevano, ma questa legge non ha favorito una diffusione territoriale armoniosa. Così, oggi, tutti i farmacisti devono ottenere da una commissione l’autorizzazione all’apertura».
Inoltre, 13 Stati europei riservano la dispensazione di tutti i farmaci unicamente alle farmacie. Non accade, anche in questo caso, nel Regno Unito, «dove – prosegue l’articolo – un terzo dei cittadini di età compresa tra 18 e 35 anni risulta affetto da dipendenza da farmaci». Anche in Svezia non esiste un’esclusiva nella dispensazione, «e si è registrata una preoccupante crescita dell’uso di paracetamolo in seguito alla sua liberalizzazione». Secondo Le Quotidien du Pharmacien, poi, il monopolio rende più facile la lotta alla contraffazione: «In Gran Bretagna, Germania, Italia e Finlandia abbiamo visto circolare confezioni false di Plavix. In Francia no», ha aggiunto Delgutte.
Per quanto riguarda l’apertura ai capitali, anch’essa viene giudicata un rischio: «Dodici Stati vincolano la proprietà ai soli farmacisti. In Gran Bretagna, al contrario, quasi tutti i farmacisti risultano dipendenti di grandi gruppi».