Prezzo dei farmaci in Cina, il governo liberalizza
Pechino ha deciso di eliminare il regime attuale, fatto di prezzi imposti e, secondo fonti locali, anche di corruzione e tangenti diffuse.

Fino ad oggi – ricorda il quotidiano economico francese Les Echos – era un sistema estremamente complesso a disciplinare i medicinali, e soprattutto la loro divisione in categorie. La maggior parte di essi, quelli venduti a fronte di una prescrizione medica, erano sottoposti ad un prezzo imposto. Mentre le amministrazioni locali avevano facoltà di calmierare anche i costi di quelli basati su molecole considerate in «vendita libera». Per gli ospedali, inoltre, vigeva un sistema basato su gare d’appalto per ciascun nosocomio: un metodo criticato fortemente dagli industriali, secondo i quali la guerra dei prezzi che ne derivava ha portato spesso all’utilizzo di molecole meno innovative (e meno care), costringendo i pazienti «a curarsi come si faceva 10 o 20 anni fa».
Ma anche la popolazione è da tempo particolarmente negativa sul sistema: i cittadini cinesi sostengono che i costi a loro carico sono troppo elevati. Un’inchiesta recente di China Business News ha dimostrato che, effettivamente, i prezzi di vendita dei farmaci sono mediamente 7-8 volte superiori rispetto a quelli di produzione. Non a caso, negli anni passati si sono moltiplicati i tentativi del governo di Pechino di produrre un calo della spesa a carico della popolazione.
Secondo un’altra analisi di un quotidiano locale, tuttavia, la crescita del “conto” sanitario per i pazienti è stata causata non tanto dal sistema in sé, quanto dalle sue derive illegali. Il regime di prezzi imposti e la possibilità di «negoziare» con gli ospedali avrebbe infatti diffuso metodi di corruzione e tangenti che si sarebbero nel tempo ampliati a dismisura. Proprio per questo i primi a non digerire la riforma sarebbero proprio i professionisti del sistema sanitario cinese che, spesso malpagati, finora hanno ottenuto grazie agli “accordi sottobanco” una fonte sicura di guadagno.