pessina wbaL’annuncio da parte di Amazon, arrivato alla fine del mese di settembre del 2018, secondo il quale il colosso dell’e-commerce si appresta ad aprire 3.000 punti vendita fisici di qui al 2021 (dopo il primo a Seattle, negli Stati Uniti), rappresenta in qualche modo un’ammissione. A spiegarlo è Stefano Pessina, dirigente del gruppo Walgreens Boots Alliance, che controlla proprio negli Usa una delle principali catene di farmacie del Paese.

«Da parte di Amazon – ha affermato in un’intervista concessa all’agenzia di stampa Bloomberg e ripresa da Le Quotidien du Pharmacien in Francia – si tratta del riconoscimento del fatto che la presenza di un luogo reale, fatto di matto, è sempre importante quando si parla di commercio al dettaglio». Secondo il manager italiano, infatti, «ciò significa che hanno capito che il web non può bastare. Il consumatore di domani non si accontenterà di starsene seduto a casa propria e di parlare con Alexa (la cassa acustica connessa di Amazon, ndr)». La posizione è d’altra parte identica a quella di un’altra dirigente di Walgreens Boots Alliance, Ornella Barra, che nel mese di aprile del 2018 aveva spiegato: «L’e-commerce non riuscirà mai ad entrare sul serio in concorrenza con il lavoro del farmacista, perché quest’ultimo può contare sulla consulenza e sul rapporto di vicinanza con il paziente».

Al fine di poter chiedere informazioni sui medicinali, sulle terapie o per interpretare al meglio una prescrizione medica. È per questo che, secondo Pessina, «Amazon sarà solo un concorrente in più per noi, ma non penso che finiremo per sparire a causa sua». Inoltre, secondo il dirigente, il colosso del web guidato da Jeff Bezos potrebbe incontrare molte più difficoltà a dotarsi di una rete di negozi fisici di quante non ne deve affrontare un’azienda leader nel settore della farmacia al fine di sviluppare un’offerta online.

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