Il caso paradigmatico del Pelargonium Sidoides: corso dal relatore Giuseppe Iovane

Gli studi di etnobotanica hanno descritto l’utilizzo dei tuberi di queste piante in infuso o decotto per curare numerose patologie sia a carattere infettivo, quali diarree, dissenteria e malattie respiratorie, sia non infettive, come problemi epatici e disturbi mestruali (Watt, 1962; Hutchings, 1996).
Come in tutti i fitocomplessi, anche negli estratti di P. sidoides i componenti sono molto numerosi e questo rende particolarmente difficile una standardizzazione dei prodotti, requisito fondamentale per assicurare una attività riproducibile e costante. Il problema è stato in gran parte superato con l’estratto EPs®7630, derivato da piante selezionate, coltivate e preparate in maniera altamente controllata, ed ottenuto con un processo estrattivo brevettato, con una miscela idro-etanolica (11% m/m), anch’esso altamente standardizzato.
Uno studio recente (Schoetz, 2008) ha definito i componenti dell’estratto EPs®7630, fra cui spiccano polifenoli caratteristici come prodelfinidine oligomeriche e cumarine metossilate.
La disponibilità di un prodotto costante e riproducibile ha permesso la realizzazione di approfonditi studi farmacologici e di trial clinici che ne supportassero un utilizzo razionale in terapia. Seppur dimostrate in vitro (Bladt, 1977, Michaelis, 2010), le attività antibatteriche e antivirali dirette non giustificano in pieno l’efficacia clinica di EPs®7630, sono state quindi indagate le interazioni con i meccanismi di difesa dell’organismo contro le infezioni.
Quando i macrofagi sono attivati inibiscono la crescita dei microrganismi infettanti producendo specie reattive dell’ossigeno e nitroderivati che posseggono attività antimicrobiche, inoltre sintetizzano e liberano nell’ambiente circostante citochine e linfochine che attivano a loro volta meccanismi di risposta cellulare. Thäle e collaboratori (Thäle, 2008) hanno dimostrato un aumento della produzione di NO in macrofagi stimolati e trattati con EPs®7630. In queste condizioni aumenta anche la produzione e secrezione di citochine (IL-1be TNFae IL-12).
Lo stesso gruppo ha recentemente studiato l’attività antivirale di EPs®7630 (Thäle, 2010), i risultati indicano che la preincubazione di macrofagi con basse concentrazioni di EPs®7630 induce la produzione di molecole che a loro volta proteggono i fibroblasti dall’infezione virale.
Altri meccanismi antiinfettivi indiretti sono stati recentemente indagati (Conrad, 2007; Janecki, 2011), dimostrando che EPs®7630 riduce in maniera dose dipendente l’adesione di streptococchi del gruppo A a colture in vitro di cellule epiteliali umane. Questi diversi meccanismi farmacologici costituiscono una solida base razionale per l’utilizzo di EPs®7630 nel trattamento delle affezioni delle alte vie respiratorie, sia di origine virale che batterica.