parafarmacie«Chi Le scrive è una categoria intera di farmacisti titolari di parafarmacia, oltre 2.500 persone, più degli operai del comparto minerario del Sulcis per i quali il Movimento 5 Stelle si è giustamente speso a tutela dei posti di lavoro, della dignità e del futuro loro e delle loro famiglie. Noi siamo polverizzati sul territorio nazionale, non possiamo barricarci in una miniera e non possiamo perciò contare sulla stessa eco mediatica, ma non è meno drammatica la nostra condizione professionale e la conseguente incertezza economica».

A scriverlo è Paolo Moltoni, presidente di Federfardis, in una lettera indirizzata al ministro del Lavoro e vice-presidente del Consiglio Luigi Di Maio. Nel testo si ripercorrono le politiche che hanno segnato la vita delle parafarmacie in Italia, a partire dalla riforma del 2006: «Da allora la lobby dei titolari di farmacia si è costantemente adoperata, portando a più riprese come argomento la sacralità sanitaria della farmacia (ma non prendiamoci in giro: la questione era ed è puramente di carattere economico) nell’impedire che il processo potesse giungere a compimento tanto da, pur di mantenere la rendita di posizione, caldeggiare l’apertura al capitale». Al contempo, «la politica ed i governi che si sono avvicendati hanno disatteso gli impegni già assunti (delisting) e sollecitati, si sono mostrati sordi ad ogni istanza volta a porre fine alla discriminazione professionale del farmacista che opera in parafarmacia rispetto al farmacista operante in farmaci».

Secondo Moltoni, non basta perciò che il governo auspichi «una soluzione condivisa» tra le parti, come fatto da altri in passato: «Come scritto da lei nella lettera letta al Circo Massimo, la vera sfida è costruire una nuova Italia “che sia a misura di persona e non di partito, in cui vigono nuovi diritti inalienabili e dove i vecchi privilegi siano stati debellati.” Ebbene, non si costruisce una nuova Italia percorrendo vecchie strade che hanno solo portato il nostro Paese ad essere attraversato da discriminazioni profonde, che portano chi vuole con diritto esercitare la professione per la quale si è laureato a trovare muri invalicabili. Una nuova Italia si costruisce avendo davvero il coraggio di cambiare le cose».

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