Il tema della nuova remunerazione sembra aver infervorato numerosi farmacisti che in queste ore si confrontano sui principali gruppi social di categoria. Ciò mettendo a ferro e fuoco i dirigenti del sindacato, i quali, dal canto loro, cercano di smorzare ogni polemica cercando di intervenire e rasserenare gli animi. Ultima, in ordine cronologico, la posizione critica di Federfarma Lombardia, circolata sulle principali testate di categoria, la quale ha diffidato Federfarma dall’inviare proposte ufficiali di remunerazione prima che esse non fossero avallate nelle opportune sedi assembleari. In proposito, Augusto Luciani, presidente di Federfarma Umbria, ha inviato una lettera aperta esprimendo sostegno verso l’operato degli organi centrali del sindacato. «Già dal 2012 – si legge nella nota inviata alle componenti territoriali – è forte la consapevolezza che il consolidarsi di canali e modalità di distribuzione del farmaco alternativi alle farmacie, combinato con la progressiva riduzione del valor medio della ricetta, avrebbe significativamente eroso le marginalità delle nostre attività».

«Ciò – evidenzia Luciani – è stato particolarmente grave perché ha indebolito di fatto la rete delle farmacie proprio nel momento in cui occorreva investire per “ripensarne” l’architettura, così da renderla coerente con il ridisegno della sanità territoriale». Dunque, l’incoraggiamento del dirigente: «Per questo motivo, ed anche alla luce delle considerazioni dell’ultimo consiglio delle Regioni, esortiamo il presidente Cossolo ad attivare rapidamente tutti i passaggi necessari a completare la riforma della remunerazione, affrontando e definendo anche il tema della Dpc e della distribuzione del primo ciclo di terapia all’atto della dimissione. Attendiamo perciò con fiducia la presentazione del nuovo modello di remunerazione – conclude la missiva – in assemblea, avendo preso coscienza che il modello che verrà inviato e che è stato presentato in consiglio delle Regioni non penalizza alcuna Regione».

Intanto, sul fronte delle proposte, l’Associazione distributori farmaceutici aveva esplicitato la volontà di lavorare ad un disegno sulla nuova remunerazione. «Il tema della remunerazione del servizio pubblico di distribuzione dei farmaci Ssn – aveva spiegato l’Adf – che risulta largamente inferiore ai costi sostenuti dalla aziende, per cui l’Adf sta elaborando una proposta ed avviando un confronto con gli altri attori della filiera». La stessa Adf, lo scorso marzo, aveva messo in luce che «i prezzi più bassi d’Europa rendono ancor più magro su valori assoluti il modesto 3 per cento del margine­ grossista e la stagnazione della prescrizione dei prodotti dispensati dal Ssn negli ultimi anni vedono anche in termini reali ridotta la nostra attività di intermediazione che subisce con gli acquisti diretti di buona parte delle farmacie, sottoposte a forte pressione da parte dell’industria, una ulteriore erosione che ci sottrae oltre un terzo del fatturato potenziale».

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