La salute mentale è una priorità di sanità pubblica in quanto ha impatto sul benessere e sulla qualità della vita delle persone. I farmaci psicotropi sono frequentemente spesso a problemi farmacoterapeutici che possono compromettere l’efficacia del trattamento, la sicurezza del paziente, e portare a ospedalizzazioni. Uno studio randomizzato e controllato, pubblicato sulla rivista Frontiers in Public Health, ha valutato l’impatto dei farmacisti di comunità nell’identificare e gestire tali problematiche tra i pazienti in terapia con psicofarmaci. La ricerca ha coinvolto sei farmacie della Contea dell’Istria, in Croazia.

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Protocollo strutturato fa la differenza nell’identificazione dei rischi

Lo studio ha arruolato 97 pazienti adulti in terapia con medicinali psicolettici o psicoanalettici, suddividendoli in un gruppo di intervento (A) e uno di controllo (B). Nel gruppo A, i farmacisti hanno applicato un protocollo di medication review e medication therapy management, basato sulla formazione specifica. Nel gruppo B, è stata erogata ai pazienti la classica assistenza tipica delle farmacie in Croazia. In entrambi i gruppi è stata misurata la qualità della vita basale con il questionario Whoqol-Bref e i problemi farmacoterapeutici sono stati classificati secondo il sistema Pcne. I risultati hanno mostrato che i punteggi di qualità di vita nella salute fisica e nelle relazioni sociali erano più alti nei partecipanti under 65 e in quelli occupati. È emerso un numero mediano più elevato di problemi farmacoterapeutici identificati tra i partecipanti più anziani, disoccupati, o pensionati.

Sintomi non trattati ed eventi avversi tra le criticità più frequenti

L’analisi ha rivelato che il problema farmacoterapeutico più comune in entrambi i gruppi era la presenza di “sintomi o indicazioni non trattate”. Il problema potenziale più frequente era invece il “verificarsi (possibile) di un evento avverso”, con un’identificazione maggiore nel gruppo sottoposto al protocollo strutturato. Le cause principali dei problemi comprendevano la “durata del trattamento troppo lunga”, il “trattamento farmacologico assente o incompleto” e il “monitoraggio dei risultati assente o inappropriato”. Nonostante l’intervento dei farmacisti, la ragione più comune per i problemi non risolti è stata la “mancanza di collaborazione del paziente”. Lo studio non ha rilevato una correlazione statisticamente significativa tra il numero di problemi farmacoterapeutici e i punteggi basali di qualità di vita, sebbene siano state osservate differenze in alcuni domini tra pazienti con e senza problemi.

Modello per assistenza strutturata nella pratica quotidiana

I risultati della ricerca hanno confermato il ruolo fondamentale dei farmacisti nell’individuazione precoce di condizioni non trattate, di potenziali eventi avversi, e delle relative cause nei pazienti in terapia con psicofarmaci. Lo studio ha mostrato come l’approccio strutturato possa aumentare la capacità di identificare problemi potenziali, portando alla migliore prevenzione e alla sicurezza del paziente. La frequente “mancanza di collaborazione del paziente” ha palesato un’area critica su cui focalizzare le iniziative di salute pubblica. Il modello proposto dai ricercatori fornisce la base per lo sviluppo di protocolli standardizzati nella gestione della terapia psicofarmacologica in farmacia.

Fonte: Importance of providing pharmaceutical care for patients using psychotropic medicines in community pharmacy

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