Legge di Bilancio, Cittadinanzattiva: il voucher over 75 non è sanità pubblica
Cittadinanzattiva ha chiesto di destinare 1,645 miliardi di euro al Fondo sanitario nazionale nell’ambito della legge di Bilancio 2027. Mandorino: «Bonus di 300 euro non risolve il problema».
Cittadinanzattiva Aps ha ritenuto che il voucher per gli over 75 previsto dalla legge di bilancio 2027 è una misura priva di valore in termini di politica sanitaria. L’associazione ha fatto sapere di voler presentare, nel dibattito parlamentare, un emendamento soppressivo dell’articolo 53 del disegno di legge, chiedendo che l’intero stanziamento previsto, pari a 1,645 miliardi di euro per il 2027, venga invece vincolato all’incremento del Fondo sanitario nazionale, disciplinato dall’articolo 69 del medesimo provvedimento.
Limiti del voucher secondo Cittadinanzattiva
Come sostenuto da Cittadinanzattiva, la misura del voucher presenterebbe tre limiti principali: non rafforzerebbe i Livelli essenziali di assistenza, poiché finanzierebbe l’acquisto di prestazioni al di fuori del Servizio sanitario nazionale senza produrre effetti su personale, servizi e capacità di presa in carico, non sarebbe equa, in quanto un importo uniforme non terrebbe conto delle differenze nei bisogni sanitari delle persone né delle disparità tra Regioni con servizi più o meno efficienti, escludendo i soggetti fragili privi dei requisiti anagrafici o pensionistici richiesti, non avrebbe infine carattere strutturale, trattandosi di una misura legata a un singolo esercizio finanziario, mentre le persone anziane e affette da patologie croniche necessiterebbero, secondo l’associazione, di continuità assistenziale piuttosto che di un contributo una tantum.
Proposte per l’uso delle risorse
Cittadinanzattiva ha proposto di ripartire le risorse sottratte al voucher su tre direttrici considerate prioritarie. La prima riguarda l’abbattimento delle liste d’attesa, con l’aumento delle risorse destinate alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario pubblico e alle assunzioni necessarie a mantenere aperti ambulatori e reparti di diagnostica anche nelle fasce serali e nei giorni festivi, per garantire l’attivazione automatica di percorsi di tutela, come l’intramoenia o il ricorso al privato a carico del Servizio sanitario nazionale con il solo ticket a carico del cittadino, nei casi in cui vengano superati i tempi massimi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa.
Sostegno agli anziani non autosufficienti e assistenza domiciliare
La seconda direttrice sostenuta da Cittadinanzattiva riguarda il sostegno agli anziani non autosufficienti e il fondo demenze, con la richiesta di rafforzare in modo strutturale gli stanziamenti destinati alla presa in carico delle persone, al fine di assicurare percorsi di cura continuativi e integrati che, per l’associazione, possano ridurre l’isolamento assistenziale ed economico delle famiglie coinvolte. La terza direttrice concerne il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e territoriale nella fase successiva al Pnrr, con l’istituzione di una riserva vincolata di risorse finalizzata a consolidare lo standard dell’assistenza domiciliare integrata e ad attuare i modelli previsti dal Dm 77 del 2022, tra cui le Case di Comunità e l’infermiere di famiglia, per stabilizzare il personale impegnato nella cura degli anziani fragili al proprio domicilio.
Mandorino: «Bonus di 300 euro non risolve il problema»
Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, ha compreso «l’intenzione di dare un segnale alle persone anziane, che sono tra le prime a pagare il prezzo delle liste d’attesa e della spesa sanitaria di tasca propria. Ma un bonus di 300 euro non risolve il problema, lo certifica e contribuisce a modellare un sistema che, anziché rafforzarsi per garantire la salute in modo sempre più certo ed uniforme, interviene con contributi economici temporanei per aiutare una fascia di cittadini a trovare alternative fuori dal Ssn. È il contrario di ciò che chiediamo da anni, cioè un servizio pubblico capace, su tutto il territorio, di erogare in tempi certi le prestazioni che la legge già riconosce come diritti».