Intesa Stato-Regioni: via libera all’Accordo per i medici nelle Case della Comunità
L’ipotesi di Acn per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale è stata approvata il 26 giugno 2026. Gemmato: «Al centro bisogni dei cittadini e rafforzamento della sanità pubblica».
Il 26 giugno 2026, nel corso di una seduta straordinaria, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni, e le Province autonome di Trento e di Bolzano ha sancito l’intesa sull’ipotesi di Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale. L’atto è finalizzato all’attuazione dell’investimento 1.1 “Case della Comunità e presa in carico della persona” (Missione 6 – Salute, Componente 1) del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’ipotesi era stata sottoscritta il 23 giugno 2026 dalla Sisaac, nella persona del coordinatore dott. Marco Luca Caroli, e dalle organizzazioni sindacali Fimmg, Snami, Smi e Fmt. L’iter si è concluso con l’assenso del Governo e la certificazione positiva della Corte dei conti sui costi contrattuali. Il presidente della Conferenza, Ministro Roberto Calderoli, e il segretario, Cons. Paola D’Avena, hanno formalizzato l’intesa, che integra il precedente Accordo collettivo nazionale del 15 gennaio 2026 (triennio 2022-2024).
Modifiche agli articoli 1, 31 e 43 dell’Accordo del 15 gennaio 2026
L’accordo ha introdotto quattro modifiche al testo convenzionale già vigente. L’articolo 1 inserisce il comma 6, in base al quale i medici del ruolo unico di assistenza primaria operano all’interno delle Case della Comunità, secondo gli standard individuati dal Decreto Ministeriale 23 maggio 2022, n. 77. L’articolo 31 è stato integrato con disposizioni relative all’attività a prestazione oraria: i medici titolari di incarico a tempo determinato o indeterminato svolgono tale attività sulla base delle determinazioni dell’Azienda sanitaria, i medici già incaricati a tempo indeterminato a ciclo di scelta che non abbiano accettato il completamento dell’impegno settimanale svolgono fino a sei ore settimanali nelle Case della Comunità, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20. L’Azienda, individuato il fabbisogno orario e allocato il personale già operante, ripartirà le ore residue tra i medici del territorio di competenza, i quali possono concordare una diversa articolazione purché assicurino una presenza continuativa di almeno tre ore. L’articolo 43, comma 6, ha aggiunto la lettera i) relativa allo svolgimento di tali ore, mentre il comma 7, lettera d), ha escpuso dall’obbligo i medici di cui ai commi 5 e 6 dell’articolo 31.
Compenso orario di 38,72 euro per l’attività nelle strutture
L’articolo 47 è intervenuto sulla disciplina dei compensi. La lettera C del comma 3 viene modificata eliminando il riferimento alle tipologie “hub e spoke” e specificando che l’attività si svolge nelle Case della Comunità di cui all’articolo 1, comma 6. Ai medici indicati all’articolo 31, comma 6, è riconosciuto un compenso omnicomprensivo pari a 38,72 euro per ogni ora di attività. Il contributo assicurativo, pari allo 0,72%, è calcolato sul valore equivalente alla quota A del medesimo comma. I compensi per le funzioni previste dall’accordo sono definiti esclusivamente dalla contrattazione nazionale, ferme restando eventuali integrazioni regionali correlate a ulteriori funzioni specifiche. L’intesa consente di rendere operative le Case della Comunità entro il 30 giugno 2026, come richiesto dal cronoprogramma del Pnrr, coinvolgendo in modo strutturale i medici di medicina generale nell’assistenza territoriale.
Gemmato: «Al centro bisogni dei cittadini e rafforzamento della sanità pubblica»
Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato al ministero della Salute, presente ai lavori della Conferenza, ha sottolineato che «l’Accordo è il risultato di un confronto serrato e di un dialogo costante con le Regioni e con le organizzazioni sindacali della medicina generale Abbiamo svolto un lavoro di mediazione politica continuo, a tratti complesso, tenendo insieme esigenze diverse, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo: arrivare a un’intesa condivisa e sostenibile. È così che si costruiscono soluzioni efficaci per i cittadini e si rispettano gli impegni assunti a livello europeo». Gemmato ha evidenziato che «all’Acn si affianca un accordo politico sottoscritto da ministero della Salute, Regioni e rappresentanze della medicina generale, che conferma la volontà condivisa di individuare soluzioni sostenibili, mettendo al centro i bisogni dei cittadini e il rafforzamento della sanità pubblica».