Sono stati presentati in occasione del congresso della European crohn’s and colitis organisation (Ecco) 2026, a Stoccolma dal 18 al 21 febbraio 2026, i dati sull’efficacia a lungo termine di guselkumab nella colite ulcerosa attiva da moderata a severa. I risultati, relativi alla settimana 140 dello studio di estensione a lungo termine Quasar, hanno mostrato il mantenimento di una remissione clinica ed endoscopica in una percentuale significativa di pazienti adulti che avevano precedentemente mostrato una risposta inadeguata o intolleranza a terapie convenzionali o biologiche. Lo studio Quasar è un programma di Fase 2 b 3 randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha arruolato 701 partecipanti.

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Risultati dello studio di estensione a lungo termine

Alla settimana 140, i pazienti trattati con i regimi di dosaggio di guselkumab 100 mg ogni 8 settimane e 200 mg ogni 4 settimane hanno mostrato una remissione clinica in una media dell’80,8% dei casi. La remissione clinica è stata definita secondo specifici parametri del punteggio Mayo. Il 78,6% dei pazienti ha ottenuto un miglioramento istologico-endoscopico della mucosa, un endpoint composito che valuta sia la guarigione tissutale che quella visibile endoscopicamente. La remissione endoscopica, intesa come una normalizzazione della mucosa con un punteggio endoscopico Mayo pari a zero, è stata raggiunta dal 53,6% dei partecipanti. Circa l’89% dei pazienti eleggibili ha completato il trattamento fino alla settimana 140, e l’efficacia si è mantenuta indipendentemente da precedenti trattamenti con farmaci biologici o inibitori Jak.

Baldini (J&J): «Rilevanti miglioramenti endoscopici ottenibili con guselkumab»

Alessandra Baldini, direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, ha spiegato che «i risultati presentati recentemente al Congresso Ecco evidenziano i rilevanti miglioramenti endoscopici ottenibili con guselkumab, confermando il suo potenziale nel migliorare gli esiti clinici per i pazienti con colite ulcerosa», continua . «I pazienti che raggiungono una remissione endoscopica sperimentano un minor numero di riacutizzazioni e una ridotta necessità di ricorrere ai corticosteroidi o alla chirurgia nel tempo. Questi risultati ci incoraggiano e ci motivano a rimanere focalizzati sul fornire trattamenti che aiutino un numero sempre maggiore di pazienti ad ottenere un controllo significativo e duraturo della malattia».

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