Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha tenuto il 29 gennaio 2026 una riunione a Palazzo Chigi, al termine della quale è stato approvato il riparto tra le Regioni e le Province autonome delle risorse del Fondo sanitario nazionale (Fsn) per il 2025. Alla conferenza stampa di presentazione degli esiti della seduta hanno preso parte il Sottosegretario di Stato alla Salute Marcello Gemmato e il sottosegretario di Stato con delega al Cipess Alessandro Morelli.

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Criteri di riparto e stanziamenti per il personale sanitario

Per il terzo esercizio consecutivo, il riparto delle risorse avviene applicando i criteri definiti nel dicembre 2022, frutto dell’intesa con le Regioni. I parametri, come illustrato dal Sottosegretario Gemmato, basano la redistribuzione su indicatori quali il tasso di mortalità sotto i 75 anni e un coefficiente di deprivazione che considera povertà relativa, bassa scolarizzazione e disoccupazione. La metodologia ha determinato per il 2025 un aumento di circa 229 milioni di euro per il Mezzogiorno, per un totale di 680 milioni nel triennio 2023-2025. Una porzione del Fsn 2025 è destinata a interventi sul personale sanitario. Sono stati stanziati 500 milioni di euro per l’incremento dell’indennità di esclusività della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, 370 milioni per l’aumento dell’indennità di specificità infermieristica e 340 milioni per l’indennità di pronto soccorso. Ulteriori 50 milioni finanziano l’indennità di specificità medico-veterinaria, mentre oltre 423 milioni sono allocati per aumentare le tariffe orarie delle prestazioni aggiuntive finalizzate al recupero delle liste d’attesa.

Altre deliberazioni in ambito sanitario e gli altri punti all’ordine del giorno

Il Cipess ha deliberato anche la ripartizione di 25,3 milioni di euro per la sperimentazione della Farmacia dei servizi, il cui finanziamento è stato reso strutturale dalla Legge di Bilancio 2026 con una dotazione annua di 50 milioni. Tra le altre decisioni in materia di salute, il Comitato ha definito il riparto di 20 milioni di euro per l’attività degli Irccs a favore di pazienti non residenti, ha approvato lo stanziamento di 4 milioni per compensare i mancati introiti dei servizi sanitari regionali legati a esenzioni per le farmacie a basso fatturato, e ha stabilito un conguaglio di oltre 111 milioni di euro a favore della Regione Siciliana sul Fsn 2017. La seduta ha riguardato anche altri ambiti, tra cui l’ambiente, con l’approvazione della ripartizione di 15 milioni di euro per compensazioni territoriali legate ai siti nucleari, e le politiche di coesione, con varie operazioni di definanziamento e riassegnazione di risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Aumento delle risorse per il Servizio sanitario nazionale

Il Sottosegretario Gemmato ha osservato che «il 2025 conferma il significativo aumento delle risorse per il Servizio sanitario nazionale avviato dal Governo Meloni, con un finanziamento complessivo di oltre 136,5 miliardi di euro. Lo scorso anno avevamo parlato dell’incremento più alto di sempre, ma in effetti con la Legge di Bilancio 2026 ci siamo ulteriormente superati perché arriveremo a 143 miliardi di euro. È la conferma della volontà politica di consolidare e rilanciare la sanità pubblica come pilastro di coesione sociale e di tutela del diritto alla salute ed è anche la dimostrazione che un Governo stabile e di mandato può programmare risorse e interventi con una visione di lungo periodo».

Redistribuzione delle risorse sulla base del tasso di mortalità

Quanto ai criteri aggiornati, Gemmato ha spiegato che essi «prevedono una redistribuzione delle risorse sulla base del tasso di mortalità sotto i 75 anni e del cosiddetto coefficiente di deprivazione, che considera l’incidenza della povertà relativa individuale, i livelli di bassa scolarizzazione e il tasso di disoccupazione. Nel 2025 questi parametri determinano un aumento complessivo di risorse verso il Mezzogiorno di circa 229 milioni di euro, per un totale di 680 milioni nel triennio 2023-2025». Secondo Gemmato si tratta di «un segnale di stabilità e di programmazione: rendere finalmente permanente un presidio di assistenza territoriale fondamentale per i cittadini, per facilitare l’accesso alle cure e alle prestazioni di bassa complessità».

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