Farmacovigilanza, la FDA americana punta ai dati di Google
La FDA americana sta studiando con Google la possibilità di analizzare le ricerche degli internauti al fine di scoprire effetti collaterali sconosciuti dei farmaci.

La FDA parte infatti dal principio che numerosi utenti di Google effettuino ricerche associando il nome di un medicinale ai sintomi riscontrati. E, soprattutto, che tra tali sintomi ce ne siano alcuni diversi da quelli che lo stesso farmaco dovrebbe guarire: si potrebbe trattare dunque di effetti collaterali. Già nel 2013 uno studio effettuato da alcuni ricercatori della Microsoft aveva analizzato le chiavi di ricerca con questo obiettivo: i tecnici erano riusciti, proprio grazie a tale lavoro di analisi, a rivelare che l’associazione tra due principi attivi (uno legato alla regolazione del tasso di colesterolo nel sangue, un altro finalizzato a combattere fenomeni di depressione) risultava spesso responsabile di problemi di iperglicemia.
Un accordo tra la Food and Drug Administration e Google potrebbe permettere di evitare problemi di ampia portata, come ad esempio quello legato al Vioxx, anti-infiammatorio introdotto sul mercato nel 1999 e ritirato in tutto il mondo solamente nel 2004, dopo che uno studio condotto proprio dalla FDA aveva indicato il farmaco come potenziale responsabile di 25 mila decessi e attacchi cardiaci in soli cinque anni. Naturalmente, è necessario che un’eventuale analisi sulle ricerche effettuate agli internauti sia valutata con particolare attenzione, e venga subordinata a stringenti verifiche prima che si possa giungere a conclusioni certe. Le dimensioni del web, tuttavia, possono garantire una mole talmente elevata di informazioni da poter costituire – potenzialmente – una banca dati immensa, anche dopo una profonda scrematura.