
Una review della letteratura, in pubblicazione sulla rivista Aging clinical and experimental research dal titolo “The role of pharmacists in geriatric care: current evidence and practice”, ha fornito una sintesi aggiornata sul ruolo dei farmacisti nei team dedicati alla cura della persona anziana. Lo studio, completato grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori internazionali, ha analizzato 32 tra revisioni sistematiche e trial clinici randomizzati pubblicati tra il 2014 e il 2024. I risultati hanno messo in luce che gli interventi dei farmacisti, sebbene eterogenei, hanno avuto potenziale positivo nel migliorare la gestione della terapia farmacologica in una popolazione fragile e complessa come quella geriatrica.
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Farmacisti attori chiave nella gestione della terapia
La ricerca ha selezionato studi condotti in diversi tipi setting: dalla farmacia di comunità all’ospedaliera, dalle case di cura al domicilio del paziente. Gli interventi sono stati di natura multifattoriale, ma tra i più comuni sono emersi la riconciliazione della terapia farmacologica, oltre alla revisione completa dei farmaci assunti. Secondo l’analisi, il 71,9% degli studi inclusi ha riportato esiti positivi legati all’intervento dei farmacisti, con particolare attenzione al miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva, sulla deprescrizione di farmaci non necessari, sulla sicurezza ed efficacia della terapia. I farmacisti, dunque, sono stati considerati come “raccordo” in grado di identificare problemi legati ai farmaci, ottimizzare regimi terapeutici complessi, e supportare l’aderenza alle terapie, specialmente durante i passaggi tra diversi livelli assistenziali.
Evidenze eterogenee ma tendenzialmente positive per interventi specifici
Sebbene l’eterogeneità metodologica degli studi e la certezza limitata di alcune evidenze abbiano reso complesso un confronto quantitativo omogeneo, la revisione ha individuato aree di particolare impatto. Gli interventi dei farmacisti hanno mostrato risultati promettenti nella gestione della politerapia quando inappropriata, nell’ottimizzazione dei farmaci per pazienti oncologici anziani, e nel supporto a individui con demenza o declino cognitivo. Anche il ruolo nella promozione delle vaccinazioni e nel miglioramento dell’aderenza terapeutica è stato supportato da diversi studi.
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