
La Federazione farmaceutica internazionale (Fip) ha reso disponibile un report che ha esaminato le condizioni necessarie per realizzare con successo un kit di strumenti guidato dai farmacisti per la gestione delle malattie croniche non trasmissibili (Mcnt) nelle farmacie di comunità. Il documento, frutto del lavoro di un board internazionale tenutosi a novembre 2025, ha esaminato i contesti politico-sanitari di diversi Paesi, identificando driver e ostacoli all’integrazione di strumenti strutturati nella pratica lavorativa quotidiana. I toolkit in questione, sviluppati dalla Fip per patologie come ipertensione, scompenso cardiaco, Bpco e malattia renale cronica, rendono disponibili protocolli standardizzati per screening, educazione del paziente, e ottimizzazione delle terapie.
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Dalla teoria alla pratica: il divario da colmare
Il rapporto ha messo in luce la variabilità nel riconoscimento formale dei farmacisti di comunità come attori clinici nei percorsi di cronicità. In Portogallo, ad esempio, il quadro legislativo avanzato, comprendente il Decreto-Legge n. 138/2023 e l’Ordinanza n. 263/2023, ha autorizzato esplicitamente i farmacisti a svolgere la revisione della terapia e il rinnovo delle prescrizioni croniche. In Germania, la legge Voasg del 2022 ha istituito e rimborsato specifici servizi clinici in farmacia. Tuttavia, in molti altri contesti, come riportato dai partecipanti per il Libano e la Bosnia ed Erzegovina, la mancanza di riconoscimento normativo chiaro e di meccanismi di rimborso è la barriera principale. Anche laddove il quadro normativo esiste, spesso permangono ostacoli operativi.
Interoperabilità digitale e collaborazione: i fattori per la sostenibilità
Tra i temi emersi vi è la criticità dell’infrastruttura digitale e della collaborazione interprofessionale. In Portogallo, nonostante i progressi, la comunicazione bidirezionale tra farmacisti e medici è limitata, con scarsi feedback sui referti inviati, riducendone l’utilità pratica. In altri Paesi, la frammentazione dei sistemi informativi ha ostacolato la continuità delle cure e la visibilità degli interventi dei farmacisti. D’altro canto, la collaborazione precoce con le società scientifiche mediche si è dimostrata un potente abilitatore. In Malesia, ad esempio, la Malaysian pharmacists society ha coinvolto la Malaysian society of nephrology per l’adozione del toolkit sulla malattia renale cronica. In Giappone, la Japan pharmaceutical association ha collaborato con la Japanese heart failure society per sviluppare linee guida congiunte.
Casi studio e raccomandazioni: il modello integrato
Il rapporto ha presentato casi studio dettagliati, dove i toolkit sono stati inseriti nel “Preventive care framework” per superare resistenze professionali e ridefinire il ruolo dei farmacisti. Sempre in Portogallo, l’Associazione nazionale delle farmacie (Anf) ha implementato toolkit per Bpco e malattie cardio-reno-metaboliche, integrandoli nel flusso di lavoro quotidiano e formando il personale. La Fip ha rimarcato, dunque, la necessità di quadri normativi chiari, modelli di rimborso sostenibili, investimenti nella formazione e nell’interoperabilità digitale, ovvero di trasformare i toolkit da progetti pilota a servizi di routine, integrati nei percorsi di cura e in grado di dimostrare il proprio valore in termini di outcomes per i pazienti e di efficienza per i sistemi sanitari. Nel Report della Fip non è citato alcun esempio italiano. Si rimanda al lavoro integrale nella sezione “Documenti allegati”.
Documenti allegati
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