«Il Sunifar e Federfarma hanno denunciato la gravissima crisi in cui versano le farmacie italiane e in particolare le farmacie rurali. Oltre 1.500 farmacie sono in stato pre-fallimentare e la maggior parte risiede in piccoli comuni del territorio. Le ragioni di tale crisi sono attribuite da più parti al depauperamento demografico, alla mancanza di redditività, alla distribuzione diretta, alla liberalizzazione di certe categorie di prodotti. Ma si è tralasciato e si tralascia di denunciare gli errori commessi nel passato da Tremonti (legge 405), Bersani (parafarmacie) e per finire Monti con la riduzione del rapporto farmacia/abitanti a 3.300».

A spiegarlo è il farmacista Francesco Pragliola – titolare di farmacia in Campania ed ex presidente di Federfarma Caserta – che a FarmaciaVirtuale.it fotografa così la situazione attuale delle farmacie rurali. Puntando il dito contro chi prende le decisioni: «Tutto ciò che sanno fare i politici di turno è esaltare l’istituto della farmacia come presidio indispensabile e capillare sul territorio. Ma chiedendo al contempo nuovi compiti contemplati nella strombazzata farmacia dei servizi, screening di massa, adesione alla terapia, vaccinazioni, consegna di farmaci a domicilio per categorie disagiate, Dia Day, elettrocardiogramma, holter pressorio, holter cardiaco, defibrillatore, prenotazioni Cup e ritiro referti. Iniziative che le farmacie hanno sempre accolto con favore, che presuppongono una redditività che non esiste più».

Secondo il farmacista, «le uniche proposte fatte si riducono alla richiesta di affidare alle farmacie la distribuzione diretta e di riprendere la proposta della remunerazione professionale. Tutto ciò non è affatto sufficiente se non si affronta il problema del numero chiuso alla facoltà di farmacia, il problema delle parafarmacie, la vendita delle farmacie comunali». Per quanto riguarda in particolare la questione delle farmacie comunali, Pragliola ricorda che «la logica per cui vennero istituite era di offrire un servizio laddove il titolare privato non aveva possibilità di accettare in quanto non era assicurato nemmeno un reddito che normalmente percepisce il collaboratore di farmacie. Ma i Comuni, anziché assolvere al proprio ruolo “sociale” ed assicurare il servizio nelle zone di 300, 500 o 1.000 abitanti, hanno aperto in paesi di 5.000 abitanti per rimpinguare le proprie finanze».

Le normative attuali, inoltre, portano a rapporti abitanti/farmacie non sufficienti, secondo il farmacista, per garantire alle private il reddito al quale esse ambiscono: «Se non si cambia su questo fronte la crisi sarà totale per tutte le farmacie».

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