Si è svolto a Roma, giovedì 28 marzo 2019, il convegno “La farmacia nelle Aree interne – Uno strumento di coesione sociale e di risposta alle disuguaglianze”, il cui obiettivo è stato quello di presentare un progetto rivolto ai residenti nelle Aree interne del Paese. Le Aree interne, rappresentate da circa il 60 per cento della superficie del territorio italiano, sono quelle zone che, per carenza di servizi, opportunità, degrado ambientale e paesaggistico, stanno subendo un calo o invecchiamento della popolazione e che, grazie alla presenza di fenomeni migratori verso le aree a maggior densità abitativa, condurranno inevitabilmente al declino di alcuni servizi, tra cui quelli essenziali.

Il Sindacato unitario dei farmacisti rurali (Sunifar), in collaborazione con Cittadinanzattiva ed Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani (Uncem) ha sviluppato un progetto volto a rendere disponibile la rete delle farmacie nei comuni delle Aree interne, al fine di contribuire a ridurre le diseguaglianze territoriali e sociali. Il progetto si è reso necessario anche a causa del limitato coinvolgimento delle farmacie – secondo quanto emerso dal Rapporto annuale sulla farmacia – nella messa in opera delle strategie locali elaborate dal Consiglio dei Ministri.

Per tali motivi, spiega Silvia Pagliacci, presidente del Sunifar, «a fronte di questa situazione, insieme a Cittadinanzattiva e con la collaborazione dell’Uncem, abbiamo deciso di elaborare un progetto per consentire ai farmacisti delle Aree interne di poter partecipare ai lavori delle associazioni dei sindaci e facilitare così il coinvolgimento delle farmacie nelle attività previste». Nell’ambito di tale progetto sono state individuate diverse aree, per le quali saranno definite delle linee guida per l’erogazione di una serie di servizi di importanza strategica per tali territori.

Le aree in cui le farmacie possono offrire il loro contributo «nel semplificare la vita delle persone e migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria ricevuta», sono quelle della prevenzione, dei servizi di front-office, della diagnostica e tele-assistenza, dell’assistenza domiciliare, ed infine, dell’emergenza-urgenza. All’interno di ogni area sono stati identificati dei servizi di particolare utilità per le popolazione. Tra questi, «test diagnostici di prima istanza, screening di prevenzione di patologie di forte impatto sociale (per la prevenzione); prenotazioni, pagamento ticket, ritiro referti (per i servizi di front office); prestazioni di telemedicina, come ecg, holter cardiaco e pressorio, telespirometria (per la diagnostica e la teleassistenza); consegna di farmaci, dispositivi, materiale per medicazioni e consulenza sanitaria su interazioni, alimentazione, ecc. (per l’assistenza domiciliare); defibrillatori ed effettuazione di piccole medicazioni (per l’emergenza-urgenza)».

«Se coinvolte in queste attività – spiega Silvia Pagliacci – le farmacie rurali, e più di tutte quelle delle Aree interne, disponibili per vocazione a farsi carico dei problemi dei cittadini nelle zone disagiate, possono svolgere pienamente il ruolo di centro di aggregazione socio-sanitaria e costituire un punto di riferimento pressoché esclusivo per l’intera comunità, diventando un problem solver, cioè una struttura polifunzionale che dà risposte a tutti i tipi di problematiche, uno sportello che indirizza il cittadino sul percorso più adatto per i suoi problemi».

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