farmacie-in-crisiIL FENOMENO. Riduzione degli acquisti in un settore da sempre “forte” La crisi si sente anche nelle farmacie. Meno acquisti da parte dei cittadini che rinunciano alle … Sembravano in perfetta salute: numero controllato, zero o poca concorrenza, mercato costante. Invece si sono ammalate anche loro. Insomma da qualche anno la crisi ha toccato anche le inossidabili farmacie. Sempre meno inossidabili: perché la gente ha meno soldi e compra meno medicine e perché le spese sono aumentate. E negli ultimi due anni nel Vicentino, in silenzio, almeno una decina hanno chiuso. Sono chiusure strane, quelle delle farmacie. Perché non se ne accorge nessuno. Motivo: visto che sono un servizio pubblico è la gestione (fallita) che passa di mano mentre l´attività di fatto resta aperta. Quindi su una farmacia difficilmente si vedrà la vetrina vuota e il cartello “in vendita”. È una specie di tenaglia: da una parte quel 10 % circa di medicine vendute in meno dal 2011 a oggi causa tagli familiari alla solita questione spese e tasse in aumento. Non è un problema solo locale o nazionale, comunque. Il presidente di Federfarma Vicenza Alberto Fontanesi ricorda che nell´aprile scorso durante la fiera sulla tecnologia e sulla salute Medit erano emersi i dati della ricca Germania: «Nel 2012 il numero di farmacie tedesche si era ridotto ai livelli del 1994». Così anche vendere aspirine, cortisone, antibiotici e creme rivitalizzanti non è più una sicurezza. «In genere non ci accorgiamo delle farmacie in crisi perché cambia solo la gestione. Anche se qualcuna alla fine chiude e porta i libri in tribunale – dice Fontanesi -. O magari è in una sede disagevole e non la vuole nessuno. Oppure il titolare fa una ristrutturazione sbagliata e non ce la fa con i conti. Comunque molte altre sono in difficoltà. Un dato non nostro ma dell´associazione dei distributori di farmaci: in Italia su 18 mila farmacie ce ne sono 3 mila con gravi problemi e di queste 600 a rischio fallimento». Perché? «Tanti motivi: la grande riduzione dei margini di guadagno sui farmaci distribuiti per il sistema sanitario nazionale, i prezzi ridotti, le spese fisse alte come affitto, lavoro ed energia. Oltre al costo dei materiali scaduti». Come dire che anche le farmacie adesso hanno gli stessi problemi di un negozio di scarpe o di una famiglia a stipendio fisso. Su questo si innesta la scelta, a volte obbligata, proprio delle famiglie: si tagliano vacanze, cene fuori, il frigo è più povero. E quindi, medicine salvavita a parte, perché non fare meno anche della pomata per il torcicollo, il collirio o il colluttorio per i denti più bianchi? «C´è chi non ce la fa a pagare il ticket – continua Fontanesi -, chi si presenta con la ricetta a pagamento, vede il prezzo, dice “ripasso” e poi non torna. A cosa rinunciano di più? Ai prodotti per l´igiene orale, ad esempio». Ma anche curiosamente agli psicofarmaci: «Tra 2012 e 2013 c´è una riduzione del 7-8%». Per un totale del 10-12% di riduzione nell´acquisto dei farmaci meno necessari. Resta però un dato in controtendenza: «È in forte aumento la spesa dei farmaci distribuiti dalle strutture pubbliche». Come negli ospedali. È un po´ una partita di giro: si comprano meno i farmaci non mutuabili ma si fanno più ricette, si comprano meno le medicne più costose ma si chiede di più il farmaco equivalente che ha un costo inferiore a quello di marca. Altra contraddizione: «La vendita di cosmetici in farmacia soffre meno la crisi – dice Fontanesi -, magari perchè i clienti si fidano di più del farmacista». Una ricerca di Federfarma dell´anno scorso aveva evidenziato che in Veneto era calata la spesa per le medicine usate per le patologie del sistema cardiovascolare e di quello gastrointestinale (colesterolo compreso). Chissà, forse i “mal di pancia” da crisi sono aumentati ma adesso la gente preferisce tenerseli. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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