Farmaceutiche Usa in Italia: valore della produzione a oltre 9 miliardi e più di 22mila addetti
Uno studio Luiss Business School commissionato da AmCham ha analizzato il peso delle aziende statunitensi nel settore farmaceutico in Italia, gli investimenti in ricerca, e le criticità del sistema.
Le imprese farmaceutiche a controllo statunitense hanno una posizione di non poco conto nell’ambito produttivo e scientifico italiano, alla luce del contributo rilevante in termini di valore generato, occupazione, e attività di ricerca, pur essendo presenti una serie di ostacoli strutturali che ne limitano il potenziale di crescita nel Paese. È quanto emerso dalla ricerca condotta dalla Luiss Business School e promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy, presentata a Roma il 24 marzo 2026, basata su dati economico-finanziari e su evidenze qualitative raccolte da questionari e interviste su un campione di sette tra le principali aziende del settore. Ai lavori della tavola rotonda, aperti dall’intervento del Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, sono intervenuti il Capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute Francesco Mennini, il responsabile Sanità della Lega Emanuele Monti, il dirigente della divisione biotecnologie e farmaceutica del Ministero delle imprese e del made in Italy Claudia Biffoli, il membro della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati Ylenja Lucaselli, il membro della Commissione Affari Sociali del Senato Elena Murelli. Le conclusioni sono state tenute dal Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso.
Dimensione economica e ruolo della ricerca clinica
Nel 2024, il valore della produzione delle imprese farmaceutiche a capitale statunitense operanti in Italia ha superato i 9,2 miliardi di euro, corrispondenti al 17% dell’intero comparto nazionale. Rispetto al 2015, tale valore è cresciuto di quasi il 25%, con un incremento occupazionale diretto di circa il 20%. L’impatto economico complessivo generato sul territorio, comprendente effetti diretti, indiretti e indotti, è stato stimato in circa 6,3 miliardi di euro, con un impatto occupazionale totale di quasi 22.900 addetti. Lo studio ha confermato la posizione centrale delle imprese nella ricerca clinica svolta in Italia. Nel 2024, gli investimenti da parte del campione analizzato hanno raggiunto circa 180 milioni di euro, finanziando circa la metà degli studi clinici condotti nel Paese e sostenendo oltre un migliaio di collaborazioni scientifiche attive con strutture di ricerca italiane. Circa il 25% dei farmaci classificati come innovativi dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) proviene dalle aziende del campione oggetto d’esame.
Attrattività del Paese: eccellenze scientifiche ma criticità strutturali
Per quanto riguarda la percezione dell’attrattività dell’Italia, il 57% delle aziende intervistate considera l’Italia una localizzazione vantaggiosa per le attività produttive, per via della disponibilità di tecnologie e competenze di elevata qualità. Sul fronte della ricerca clinica, il 71% del campione ha segnalato criticità strutturali che limitano il potenziale del Paese, nonostante il riconoscimento di competenze scientifiche di alto livello. Gli approfondimenti con il management hanno fatto emergere diversi dualismi. Da un lato, è stata riconosciuta l’eccellenza scientifica e l’alta reputazione di molte strutture sanitarie di ricerca e del loro capitale umano. Dall’altro, sono state riscontrate difficoltà nel coinvolgere in modo sufficiente il personale medico e di supporto. Il limite più rilevante resta la complessità regolatoria, l’eccessiva burocrazia, e le conseguenti inefficienze, in particolare nelle fasi di organizzazione e avvio degli studi clinici.
Settore dinamico e di primaria importanza nel Paese
Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact della Luiss Business School, ha osservato che «i dati mostrano un settore estremamente dinamico e di primaria importanza nel Paese. Le potenzialità di ulteriore crescita sono significative, ma la capacità di attrarre nuovi investimenti deve necessariamente basarsi su una strategia nazionale organica e coordinata che intervenga su regolazione, infrastrutture, competenze, dati e incentivi. Solo così potremo colmare il divario con i Paesi che stanno avanzando rapidamente e mettere a valore un comparto fondamentale per la competitività dell’Italia».
Pugliesi (AmCham): «Sistema sanitario italiano è tra i migliori al mondo»
Aaron Pugliesi, Head of Advocacy, Strategy Implementation & Regional Network di AmCham, ha spiegato che «il sistema sanitario italiano è tra i migliori al mondo, ma per mantenere questo primato è necessario che la sinergia tra pubblico-privato resti forte e si adegui alle sfide emergenti. Dalla ricerca alle cure, passando per le nuove terapie, le istituzioni e le aziende devono trovare soluzioni che consentano di mantenere, o meglio ancora, incrementare gli investimenti privati. Come evidenziato anche nel report della Luiss Business School le aziende a capitale Usa costituiscono un asse strategico per far fronte alle sfide del nostro paese e sono pronte a contribuire con competenze, proposte e ingenti investimenti. Dal report emergono tra le priorità semplificazione normativa, maggiore certezza fiscale e tempi amministrativi più rapidi».