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Farmaceutica, in Italia export a +248% in dieci anni: 69 miliardi nel 2025

L’industria farmaceutica contribuisce per il 33% all’obiettivo nazionale dei 700 miliardi di export, trainato da investimenti e produttività record. I dati all’assemblea di Farmindustria.


L’industria farmaceutica italiana è tra i comparti manifatturieri più performanti a livello nazionale ed europeo, con dati che emergono dalle elaborazioni relative all’anno 2025, come evidenziato nel corso dell’assemblea annuale di Farmindustria, il 23 giugno 2026 a Roma. Il valore della produzione ha raggiunto i 74 miliardi di euro, collocando l’Italia in una posizione di leadership all’interno dell’Unione europea, insieme a Germania e Francia. Il peso diretto e indiretto del settore sul Prodotto interno lordo (Pil) è stimato al 2%, con un export che ha toccato i 69,2 miliardi di euro, rendendolo il secondo settore manifatturiero per export dopo la meccanica. L’incremento dell’export farmaceutico nell’ultimo decennio è stato pari al 248%, un dato che supera la crescita registrata dagli altri grandi Stati membri dell’Ue e la media comunitaria (+148%). Il contributo del farmaceutico all’obiettivo nazionale di 700 miliardi di export previsto per il 2027 è del 33%.

4,4 miliardi di euro di investimenti nel 2025

Sul fronte degli investimenti, il 2025 ha visto una spesa complessiva di 4,4 miliardi di euro, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente e del 43% negli ultimi cinque anni. Di questi, 2,5 miliardi sono stati destinati alla Ricerca e Sviluppo (ricerca e sviluppo), mentre 1,9 miliardi hanno riguardato la produzione. Secondo i dati Istat, l’industria farmaceutica italiana si attesta come prima in Europa per competitività e produttività, con valori tre volte superiori alla media manifatturiera, e prima per crescita della produttività negli ultimi vent’anni. Il confronto con i grandi Stati Ue mostra un vantaggio del 5% per l’Italia. Il settore conta 72.200 addetti diretti, di cui 7.300 impiegati in ricerca e sviluppo, con una crescita dell’1,7% nel 2025. Considerando l’indotto e la filiera, il numero complessivo degli occupati sale a 316mila. La componente femminile è il 46% della forza lavoro, con una percentuale del 52% nei reparti di ricerca e sviluppo, e ha registrato un incremento del 15% tra il 2019 e il 2025.

Export, risorse umane e welfare aziendale

L’export farmaceutico italiano ha registrato una crescita del 28,5% nel 2025, posizionando il settore come primo comparto manifatturiero per la voce. A livello globale, l’Italia occupa il sesto posto per export farmaceutico complessivo, con un peso del 7,7%, in aumento rispetto al 4% del 2015. Considerando esclusivamente i farmaci confezionati, il Paese si colloca al secondo posto mondiale con una quota del 10%, preceduta dalla Germania (13%). I farmaci e i vaccini costituiscono il primo settore “made in Italy” per surplus commerciale con l’estero, sono il 29% del saldo totale manifatturiero nel 2025. Il saldo estero normalizzato, che misura il grado di dipendenza dall’estero, è del 4% per l’Italia, contro una media UE27 del 45%, indicando un equilibrio commerciale più marcato rispetto ad altri Paesi. L’export farmaceutico italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 15,8 miliardi di euro nel 2025, pari al 23% del totale, con un incremento del 54% rispetto al 2024. Nel primo trimestre del 2026, l’export verso gli Usa è stato di 5,3 miliardi, il 29% del totale Italia, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2025.

I progetti con scuole superiori, Its Academy e università

Per quanto riguarda la formazione e il welfare, il report evidenzia che il 90% degli addetti possiede un diploma o una laurea. Farmindustria e le imprese associate hanno attivato progetti con scuole superiori, Its Academy e università, con particolare riferimento alla Fondazione Its Pharma Academy di Roma, che ha inaugurato il primo Campus Its in Italia nel 2023. Nel 2025 sono stati aperti laboratori tecnici finanziati con fondi Pnrr. Dall’avvio dell’Academy, oltre 140 manager del settore hanno formato più di 300 studenti, con un placement del 100% e una presenza femminile del 35%. Attualmente sono attivi 8 corsi per altri 160 giovani. Il settore farmaceutico si distingue per le politiche di welfare: tutte le imprese prevedono forme di flessibilità oraria e il 100% degli addetti dispone di previdenza e assistenza sanitaria integrativa. L’81% delle aziende offre programmi di medicina preventiva, il 78% ha ottenuto la Certificazione della Parità di Genere, e il 60% ha attivato piani di supporto alla convivenza generazionale. Interessante il dato sulla natalità: gli addetti del settore farmaceutico hanno in media 1,7 figli per donna, contro una media nazionale di 1,1.

Transizione green, digitale e impatto sulla salute

Il comparto farmaceutico si distingue anche per le performance ambientali e digitali. Negli ultimi dieci anni, l’intensità delle emissioni di gas climalteranti è stata ridotta del 37%, a fronte di una media manifatturiera del -21%. L’intensità energetica è calata del 30% (-16% la media). Sul fronte digitale, il 42% delle imprese farmaceutiche adotta soluzioni di intelligenza artificiale (Ia) in fabbrica, contro una media manifatturiera del 12%. Il 59% utilizza l’Ia per la progettazione di studi clinici. In Italia sono disponibili 26 terapie digitali, con un aumento del 73% rispetto al 2024, a fronte delle 59 ammesse a rimborso in Germania. Il 53% della popolazione italiana accede al Fascicolo sanitario elettronico, con un aumento del 13% rispetto al 2025, e il 62% delle strutture sanitarie ha attivato servizi di televisita.

Impatto sulla salute pubblica

L’impatto del settore sulla salute pubblica è evidenziato da diversi indicatori. Negli ultimi dieci anni, un milione di persone in più è sopravvissuto dopo una diagnosi di tumore. La speranza di vita in Italia è di circa 84 anni (media Ocse 81,1), con un incremento medio di tre mesi all’anno negli ultimi 50 anni. Il tasso di mortalità evitabile è pari a 145 decessi per 100mila abitanti (media Ocse 222). In 25 anni, la mortalità totale è calata del 31%, quella per patologie croniche del 41% e quella per neoplasie del 27%. Dal punto di vista economico, i farmaci permettono di evitare ospedalizzazioni (con un costo medio giornaliero di 1.000 euro) e generano risparmi sull’intera spesa di welfare. Con una copertura vaccinale ottimale per adulti e adolescenti, si stima che si eviterebbero ogni anno costi sociali per 2,8 miliardi di euro e si recupererebbero 562 milioni di gettito fiscale, con un guadagno produttivo di quasi 10 miliardi. In oncologia, i risparmi sui costi indiretti del percorso di cura hanno permesso, dal 2mila al 2023, una riduzione del 12% della spesa totale per paziente.

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