Si è tenuto a Napoli il 22 e 23 gennaio 2026 l’evento scientifico “Give Me Five – A Journey Over Five Years”, a cura di Teva Italia, che ha visto la partecipazione di oltre 80 neurologi, rappresentanti di società scientifiche, e associazioni di pazienti. Gerardo Casucci, presidente della Società Scientifica Anircef, ha spiegato che «l’emicrania è una patologia neurologica complessa, il cui impatto non può essere sottovalutato. Si tratta di una condizione altamente disabilitante, capace di compromettere in modo significativo la partecipazione alla vita sociale e lavorativa dei pazienti. La depressione è una delle comorbilità psichiatriche più diffuse nell’emicrania. Le più recenti evidenze cliniche, come lo studio Unite sull’anticorpo monoclonale fremanezumab, hanno mostrato nei pazienti emicranici con depressione maggiore concomitante una riduzione significativa dei giorni di emicrania mensili, con un impatto positivo anche sui sintomi depressivi e miglioramenti clinicamente rilevanti sulla disabilità nei pazienti. Queste evidenze rappresentano un supporto fondamentale per un approccio alla gestione dell’emicrania, anche nei pazienti più complessi, sempre più personalizzato».

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Decisioni terapeutiche basate su evidenze nella pratica clinica

Marina De Tommaso, presidente della Società Scientifica Sisc, ha ricordato che «la gestione dell’emicrania richiede oggi decisioni terapeutiche fondate su evidenze che riflettano la complessità della pratica clinica reale. In questo scenario, i dati degli studi di real world sugli anti-Cgrp, raccolti nell’arco degli ultimi cinque anni, rivestono un ruolo centrale perché ci hanno permesso di valutare efficacia, tollerabilità e aderenza ai trattamenti in popolazioni ampie e rappresentative. Tali dati hanno mostrato il contributo concreto di questi trattamenti per il paziente, in termini di riduzione della disabilità, miglioramento della qualità di vita e capacità di svolgere le attività quotidiane. Lo studio MI-Dear consentirà, parallelamente, di approfondire in modo sistematico l’impatto dell’emicrania anche sul caregiver e sul benessere dell’intero nucleo familiare».

Gli ostacoli alla presa in carico

Secondo Alessandra Sorrentino, presidente di Alleanza Cefalalgici (Al.Ce), «dal punto di vista delle associazioni pazienti, una delle principali criticità resta l’accesso alle cure. Liste d’attesa prolungate, disomogeneità territoriali e discontinuità nei percorsi di presa in carico rappresentano ancora oggi ostacoli concreti per molte persone affette da emicrania, ritardando la diagnosi e l’avvio di trattamenti adeguati e aumentando il carico complessivo della malattia. È necessario lavorare su modelli assistenziali più strutturati e coordinati, territorialmente omogenei, realmente centrati sui bisogni dei pazienti».

L’impatto sul benessere psicologico della persona

Per Giulia Fiorentini, presidente dell’Associazione Italiana per la lotta contro le cefalee (Aic), «l’emicrania ha un impatto che va ben oltre il dolore. Incide profondamente sul benessere psicologico della persona, contribuendo a stati di ansia, depressione e isolamento, e condiziona in modo significativo la vita quotidiana, dalle relazioni sociali alla sfera lavorativa e familiare. In questo contesto, il ruolo del caregiver è fondamentale: spesso è una presenza costante e silenziosa che sostiene il paziente nella gestione della malattia. Riconoscere anche l’impatto della patologia su questa figura, significa avere una visione più completa dell’emicrania».

Teva sempre al fianco della comunità scientifica

Umberto Comberiati, amministratore delegato di Teva Italia, ha sottolineato che «Teva è da tempo al fianco della comunità scientifica e dei pazienti, con l’obiettivo di sostenere l’innovazione terapeutica e promuovere una maggiore conoscenza dell’impatto dell’emicrania. L’Iniziativa di oggi rappresenta un’importante occasione di diffusione scientifica e di confronto su come l’innovazione possa aiutare i pazienti nella profilassi dell’emicrania in Italia». Infine, Mario Cepparulo, direttore medico di Teva Italia, ha precisato che «la continuità degli studi di pratica clinica nel mondo reale ci consente di comprendere in modo sempre più approfondito non solo i benefici clinici per il paziente, ma anche l’impatto dell’emicrania sul contesto assistenziale e familiare, elementi ormai centrali nella valutazione complessiva della malattia».

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