Farmacologia

Dolore cronico: da indagine il quadro su criticità e priorità in Italia

Un’indagine Swg per la Fondazione Nora e Alberto Gentili ha fotografato le difficoltà dei pazienti: accesso alle cure complesso, disinformazione, e percezione di abbandono.


Un percorso frammentato e disseminato di ostacoli caratterizza l’esperienza del paziente affetto da dolore cronico in Italia. È il quadro in sintesi emerso dall’indagine demoscopica condotta da Swg per conto della Fondazione Nora e Alberto Gentili, presentata a Milano in occasione del convegno “Strategie d’azione per il dolore cronico”. La ricerca, realizzata tra ottobre e novembre 2025 su un campione di 492 pazienti, ha tracciato uno scenario in cui la difficoltà di accesso alle cure si intreccia con una carenza informativa. Il 28% degli intervistati ha dichiarato di non seguire alcuna terapia, nonostante l’intensità media del dolore si attesti a 6,3 su una scala da 0 a 10, con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita.

Fotografia dettagliata del disagio e della disinformazione

L’indagine ha messo in luce lacune conoscitive tra i pazienti. Il 39% non ha mai sentito parlare della Legge 38 del 2010, per il diritto a non soffrire, mentre il 47% non conosce la differenza tra cure palliative e terapia del dolore. Il 37% fatica ad accedere a informazioni su farmaci, esenzioni e strutture di riferimento. Tra i malati è prevalsa la percezione di una scarsa attenzione al tema da parte della società (77%), dei media (74%), e delle istituzioni politico-sanitarie (73%), con il 67% che ha giudicato non adeguata l’assistenza offerta dal Servizio sanitario nazionale.

Criticità nel percorso di cura e nella collaborazione tra professionisti

Per quanto riguarda le figure cliniche, i pazienti hanno riconosciuto competenze nella gestione del dolore al medico di famiglia (65%) e allo specialista di patologia (89%). Tuttavia, entrambe le figure sarebbero percepite come consideranti il dolore un problema secondario (44% e 38% rispettivamente) e nel 50% dei casi mancherebbe un’efficace collaborazione tra i due professionisti. Sul fronte terapeutico, il 41% dei pazienti ha fatto fatica a trovare uno specialista competente e il 54% segnala ostacoli nell’accesso ai farmaci prescritti. Le opzioni di cura, comprese quelle a base di oppioidi e cannabinoidi, risultano poco conosciute e circondate da disinformazione, con barriere normative e resistenze prescrittive indicate come principali limiti.

Dolore tema poco considerato a livello sociale e mediatico

Marta Gentili, presidente, ha evidenziato che «la Fondazione Nora e Alberto Gentili ha voluto dar voce ai milioni di malati di dolore cronico, che oggi non si sentono ascoltati né seguiti e sui quali mancavano evidenze certe e aggiornate. Per oltre 7 pazienti su 10, il dolore è un tema poco considerato a livello sociale e mediatico, eppure l’impatto socio-economico che provoca, se non curato, è devastante».

Pazienti con dolore, senza terapia

Diego Fornasari, presidente Aisd, ha sottolineato che «leggere dati che evidenziano come il 28% di pazienti con dolore non abbia una terapia specifica ci fa riflettere sulla capacità di informare sul diritto alla cura e sulla possibilità di accedere a centri specializzati”, commenta . “La Legge 38, inoltre, è sconosciuta ancora in troppi casi, anche tra chi soffre di dolore cronico». Leonardo Consoletti, presidente Federdolore – Sicd, ha osservato che «noi medici dobbiamo migliorare la gestione interdisciplinare. Sono i nostri malati che ce lo chiedono, affermando che quasi nel 50% dei casi c’è poca comunicazione e collaborazione tra chi li ha in cura. Una corretta e precoce presa in carico può migliorare il dato che oggi vede pazienti in terapia ma con ancora un dolore medio tra il moderato e severo».

Necessità di formazione

Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, ha indicato che «il dato del 26% di pazienti con dolore che è seguito, anche per quest’ambito, dallo specialista di patologia evidenzia con forza la necessità di formazione anche di tutte quelle figure mediche dove il dolore rappresenta un elemento cruciale per la presa in carico del paziente a 360 gradi». Angela Anna Padula, vicepresidente Sir, ha spiegato che «secondo i risultati dell’indagine, lo specialista di patologia, con il 32%, è il primo prescrittore di una terapia per il dolore. Per questa ragione, dobbiamo prestare ascolto al paziente, quando affronta con noi una simile tematica».

Simg in prima linea per la cura delle persone

Pierangelo Lora Aprile, segretario scientifico Simg, esperto in medicina del dolore, ha commentato i dati della survey, sottolineando che «ci dicono che solo il 40% dei malati con dolore cronico è seguito dal medico di medicina generale, questa è una responsabilità di cui dobbiamo farci carico. Non è accettabile che il 44% dei nostri pazienti abbia la percezione che il dolore sia un aspetto secondario, al quale diamo poca attenzione. Simg è da 40 anni in prima linea per diffondere l’appropriatezza nel prendersi cura delle persone con dolore e ha promosso la Legge 38, che continuiamo a sostenere con corsi di formazione per tutti i medici di famiglia e in particolare con la formazione di medici di medicina generale esperti in terapia del dolore».

Farmacia presidio sanitario di prossimità

Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia, ha ricordato che «la farmacia è il presidio sanitario più vicino al cittadino e quindi, spesso, tra i primi a intercettare casi di dolore cronico, i pazienti che hanno difficoltà ad accedere alle informazioni su farmaci, esenzioni, terapie e strutture di riferimento possono trovare nel farmacista un professionista in grado di aiutarli. Di recente, con Fondazione Muralti, abbiamo promosso un programma formativo ad hoc, che ha aggiornato le competenze dei nostri farmacisti. La figura del farmacista va integrata nel percorso di cura interdisciplinare rivolto ai malati di dolore e la farmacia deve poter garantire, in tutte le regioni, l’accesso ai medicinali più opportuni».

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