Distribuzione diretta o DpcDistribuzione per conto o distribuzione diretta? Il dibattito attorno al metodo migliore – da un punto di vista economico così come sanitario – per far arrivare ai cittadini i medicinali di cui hanno bisogno è vivo ormai da anni. FarmaciaVirtuale.it ha raccolto l’opinione di Fabrizio Gianfrate, docente di Economia Sanitaria e Farmaceutica.

Diretta o Dpc. Qual è la verità: cosa è meglio per il Ssn?
La realtà è che siamo nel campo del relativismo. Nel senso che la questione cambia in ragione della prospettiva che si assume. Per lo Stato è vero che la distribuzione diretta consente di centrare effettivamente dei risparmi. Si possono infatti acquistare i farmaci ad un prezzo scontato e non si devono aggiungere i costi legati alla distribuzione per conto. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Cioè? I risparmi non sono reali?
Sì, lo sono. Ma per fare un ragionamento completo non basta dire che grazie alla diretta si risparmia una certa cifra sui farmaci. Occorre tenere conto anche dei costi che si deve affrontare per la gestione delle farmacie ospedaliere.

E dal punto di vista del cittadino?
È chiaro che il disagio si scarica spesso sul paziente, che è costretto a raggiungere, in caso di distribuzione diretta, il primo presidio di dispensazione. Magari a parecchi chilometri, magari con difficoltà nei trasporti, soprattutto nelle zone rurali del Paese. Uno dei primi ospedali ad avviare la distribuzione diretta fu il Sant’Anna di Ferrara. E da subito i cittadini hanno toccato con mano le difficoltà: la città è circondata da campagne popolate da molte persone che dovevano per forza spostarsi per ottenere i medicinali. Inoltre, l’ospedale era situato in pieno centro, e parcheggiare era particolarmente complicato. Possono sembrare piccole cose, ma per la popolazione, soprattutto per certe fasce, si tratta di un costo importante, sia dal punto di vista del tempo perso che da quello dei costi vivi. Però consente di risparmiare.

Alla fine, dunque, la bilancia a suo avviso da che parte dovrebbe pendere?
Personalmente non amo molto la farmacia ospedaliera, perché ritengo che al suo interno si perda il servizio aggiuntivo che garantisce la farmacia territoriale al pubblico. Chi lavora nella farmacia ospedaliera non è in grado di poter fornire un servizio identico, in termini di consulenza, di capacità di relazione col paziente. È un ambiente diverso.

Per le farmacie territoriali cosa comporta la diretta?
È una penalizzazione, soprattutto perché significa non aiutare a preservare un sistema che, dalla pianta organica in poi, è teso a garantire un servizio di presidio sul territorio.

In quale direzione crede che si andrà in futuro?
Credo che anche per i farmaci del Ssn la farmacia territoriale manterrà il proprio ruolo. Magari con qualche difficoltà, ma lo farà. È chiaro che la farmacia non deve essere unicamente un esercizio commerciale, che vive sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di un farmaco, ma un presidio nel quale la remunerazione è legata al lavoro effettuato.

All’estero quale strada è stata scelta?
Va detto che un sistema di remunerazione simile a italiano esiste solo in Spagna. In altri Paesi la farmacia ha un ruolo diverso: l’esempio estremo è quello inglese. Nel Regno Unito la farmacia viene pagata la stessa cifra, indipendentemente dal costo del farmaco che dispensa. Poi ci sono soluzioni intermedie, come quelle di Francia e Germania, in cui il meccanismo è un mix dei due metodi. La mia opinione è che quest’ultima rappresenta la soluzione migliore, perché si allinea bene il ruolo della farmacia.

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