
Le principali associazioni dell’industria farmaceutica italiana hanno manifestato un elevato livello di preoccupazione sulle possibili conseguenze economiche e industriali della Direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane. Secondo Egualia e Farmindustria, la normativa, operativa dal gennaio 2025, rischia di gravare in maniera sproporzionata sul settore farmaceutico attraverso regole di rimozione dei microinquinanti giudicate insostenibili. I rappresentanti delle due organizzazioni, Michele Uda, direttore generale di Egualia, e Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, hanno illustrato giovedì 22 gennaio 2026 la posizione del comparto all’audizione della Commissione IV al Senato, nell’esame della Legge di delegazione europea per il 2025. A ottobre 2025, le associazioni europee di settore avevano già segnalato criticità nello studio sui costi dei trattamenti quaternari, temendo l’aggravio eccessivo e l’approccio non trasparente.
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Concorrenza, tensioni geopolitiche e commerciali, aumento dei costi
Come sottolineato da Egualia e Farmindustria «in un contesto globale di forte concorrenza, tensioni geopolitiche e commerciali, aumento strutturale dei costi operativi del 30% rispetto al 2021, l’Europa ha già perso molto terreno rispetto agli altri grandi macrosistemi globali e sta attuando provvedimenti come la revisione della legislazione farmaceutica che aumenteranno il gap. La filiera dell’industria farmaceutica in Italia ribadisce la necessità di risolvere le criticità contenute nel sistema Epr (Responsabilità estesa del produttore) che – se introdotto senza modifiche – rischia di compromettere in maniera irreversibile la sostenibilità del comparto».
Oneri aggiuntivi costituirebbero una tassa ulteriore
Le sigle hanno messo in luce che «recenti evidenze mostrano che la valutazione di impatto della Commissione ha sovrastimato l’impatto ambientale dei farmaci di 4 volte (dal 66% stimato dalla Commissione Ue al 18%) e ha sottostimato i costi (che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte): gli oneri aggiuntivi costituirebbero una tassa da circa 10 miliardi di euro l’anno per le aziende in Europa, anziché gli 1,2 miliardi della valutazione di impatto, che graveranno su soli due settori, farmaceutico e cosmetico, rischiando di acuire il fenomeno delle carenze di medicinali, in contraddizione con altre iniziative della stessa Unione europea».
«Sospendere l’applicazione della Direttiva»
Dunque, le richieste avanzate da Farmindustria ed Egualia al Governo «perché continui a sostenere con forza in tutte le sedi disponibili – a partire da possibili emendamenti all’Omnibus ambientale recentemente presentato dalla Commissione Ue – la necessità di sospendere l’applicazione della Direttiva per consentire un nuovo impact assessment entro la deadline del 31 dicembre 2028 per l’entrata in vigore dello schema di Epr».
Contributo proporzionato a seconda dei produttori
Inoltre, «in vista dell’entrata in vigore nazionale della Direttiva nella sua attuale versione, i rappresentanti della filiera hanno chiesto con forza l’adozione di principi che salvaguardino l’accesso a medicinali e la competitività dell’industria farmaceutica, applicando le norme a tutti i produttori di sostanze microinquinanti perché contribuiscano in modo proporzionato alla loro rimozione, adottando un metodo di calcolo dei contributi concordato dagli organismi rappresentativi dell’industria e prevedendo l’istituzione di una sola organizzazione per l’adempimento della responsabilità del produttore per Stato membro, controllata dai produttori soggetti a Epr».
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