Nutrizione

Dieta ipoproteica, accesso disomogeneo sul territorio nazionale

Nella Giornata mondiale del rene, associazioni pazienti e società scientifiche hanno sollecitato il rimborso uniforme per la terapia dietetico-nutrizionale, attualmente garantita solo in Lombardia e Basilicata.


In prossimità della Giornata mondiale del rene del 12 marzo, un tavolo di lavoro multidisciplinare ha rilanciato l’appello per garantire un accesso equo alla Terapia dietetica nutrizionale (Tdn) ipoproteica sul territorio nazionale. La richiesta è avanzata dal Forum nazionale delle Associazioni di nefropatici, trapiantati d’organo e di volontariato, dall’Associazione malati di reni, dalla Fondazione italiana del rene (Fir), dall’Associazione scientifica alimentazione nutrizione e dietetica (Asand), e dalla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi). Il gruppo ha già presentato in Senato, nel novembre 2025, il primo manifesto dedicato al diritto a questa terapia. La dieta ipoproteica, negli stadi avanzati di malattia renale cronica, svolge una funzione terapeutica, contribuendo a proteggere l’organismo dalla tossicità e a ritardare la necessità di iniziare la dialisi.

Disparità regionale nei rimborsi e peso economico sui pazienti

Solo Lombardia e Basilicata rimborsano integralmente la quantità di alimenti speciali considerata necessaria dagli specialisti, pari a circa dodici chilogrammi al mese per paziente. Nella maggior parte delle altre regioni, invece, sono in vigore tetti di spesa che limitano il rimborso a poco più di cinque chilogrammi mensili. La discrepanza costringe i pazienti a sostenere di tasca propria la differenza, con una spesa che può arrivare fino a cinquanta euro al mese, oppure a rinunciare a parte degli alimenti prescritti, con potenziali ripercussioni sull’aderenza terapeutica.

Attenzione delle istituzioni nazionali e regionali

Il Senatore Ignazio Zullo ha spiegato che «la Giornata mondiale del rene richiama l’attenzione delle istituzioni nazionali e regionali sulle necessità delle persone con malattia renale cronica. Garantire un accesso omogeneo alle cure su tutto il territorio nazionale significa includere pienamente anche la terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica, che costituisce un elemento rilevante nel percorso assistenziale di questi pazienti. Il confronto avviato nei mesi scorsi prosegue con l’obiettivo di individuare, insieme a pazienti, professionisti sanitari e decisori pubblici, soluzioni sostenibili che consentano di ottimizzare le risorse disponibili e rafforzare l’equità del nostro Servizio sanitario».

Dieta ipoproteica una vera e propria terapia

Secondo Massimo Morosetti, presidente Fir, «la Malattia renale cronica coinvolge oltre quattro milioni di persone nel nostro Paese e ha un impatto significativo non solo sotto il profilo clinico, ma anche sociale ed economico, in ragione della frequente associazione con diabete e patologie cardiovascolari. Negli stati avanzati della malattia, la dieta ipoproteica rappresenta una vera e propria terapia, spesso affiancata al trattamento farmacologico, in grado di mantenere l’organismo in condizioni ottimali, evitando uno stato tossico, e di ritardare l’ingresso in dialisi. Seguita oggi da circa 20mila pazienti italiani, questa terapia comporta un investimento complessivo annuo di circa 32 milioni di euro, di cui oltre 8 milioni restano ancora a carico diretto dei cittadini, pari al 27% della spesa totale».

«Valorizzare il canale distributivo della farmacia aperta al pubblico»

Leonardo Loche, presidente Forum nazionale delle associazioni di nefropatici, trapiantati d’organo e di volontariato e dell’Associazione malati di reni Aps, ha osservato che «come già enunciato nel nostro Manifesto, anche in occasione della Giornata mondiale del rene, ribadiamo alcune richieste essenziali». In particolare «chiediamo di: valorizzare il canale distributivo della farmacia aperta al pubblico che, rispetto alla distribuzione nelle strutture ospedaliere, semplifica la dispensazione dei prodotti aproteici e di adottare un modello di rimborsabilità fondato sul piano terapeutico e sui quantitativi realmente necessari, non su tetti economici prefissati, così da garantire ai pazienti una dieta completa, varia ed equilibrata e la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti».

Le potenzialità della terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica

Ersilia Troiano, presidente Asand, ha evidenziato che «la terapia dietetico-nutrizionale ipoproteica si basa su un apporto controllato di proteine ed è personalizzata e modulata in base alle condizioni cliniche del paziente. Può essere supportata dall’utilizzo di alimenti aproteici, che permettono di mantenere una dieta varia e nutrizionalmente equilibrata. In questo ambito, il dietista rappresenta una figura determinante: accompagna il paziente nella gestione quotidiana del regime alimentare contribuendo a migliorare l’aderenza al trattamento e a ottenere risultati clinici più favorevoli. La dieta ipoproteica è quindi una parte integrante del percorso di cura dell’insufficienza renale cronica, all’interno di un approccio multidisciplinare, coordinato e sostenibile».

Differenze regionali nella copertura dei prodotti aproteici

Cristina Paraskevas, componente del direttivo dell’Associazione malati di reni, ha sottolineato che «quando si parla di dieta ipoproteica si parla della nostra quotidianità. È una terapia che scandisce ogni giornata, dalla spesa alla preparazione dei pasti. Le attuali differenze regionali nella copertura dei prodotti aproteici si traducono in difficoltà molto concrete: nella maggior parte delle Regioni i tetti di spesa non sono sufficienti a coprire il reale fabbisogno e questo significa che molti pazienti devono mettere mano al portafoglio per poter seguire correttamente la prescrizione, fino a 50 euro al mese, una cifra significativa per tante famiglie, considerando che si tratta di una patologia cronica. In alternativa, c’è chi rinuncia a parte degli alimenti necessari, con il rischio di compromettere l’aderenza alla terapia».

Accesso favorito da presenza capillare dei farmacisti sul territorio

Sul ruolo dei farmacisti, Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), ha ricordato che «la presenza capillare dei farmacisti sul territorio favorisce accesso, continuità terapeutica e supporto ai pazienti cronici. Integrare pienamente il farmacista nel percorso assistenziale, in collaborazione con medici di medicina generale, nefrologi e dietisti, significa rafforzare un modello di presa in carico centrato sulla persona. L’esperienza della Lombardia nella dispensazione della terapia dietetico-nutrizionale attraverso i farmacisti dimostra che è possibile coniugare equità, appropriatezza e qualità di vita».

Aproten al fianco delle persone con patologie renali

Luigi Cimmino Caserta, Md manager public & government affairs newprinces di Aproten, ha ricordato di essere «al fianco delle persone con patologie renali, cercando di rendere la terapia dietetico-nutrizionale sempre più accessibile. Le analisi di farmacoeconomia evidenziano come questa terapia, oltre a produrre effetti positivi sulla salute dei pazienti, rappresenti anche una scelta vantaggiosa sotto il profilo della sostenibilità per il Ssn. La spesa annua per l’utilizzo di prodotti ipoproteici è, infatti, stimata tra i 2.500 e i 3mila euro per paziente, a fronte dei circa 45mila-50mila euro necessari per il trattamento dialitico. Per questo continueremo a investire in questa promettente opportunità terapeutica, innovando la nostra offerta per rispondere concretamente alle esigenze dei pazienti. In futuro sarà fondamentale, ad esempio, garantire soluzioni efficaci anche a chi convive con comorbidità significative, come il diabete».

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