Diabete di tipo 2, all’Easd 2026 i dati aggiornati sul monitoraggio continuo del glucosio
Ulteriori evidenze real-world e linee guida Sid-Amd hanno mostrato le potenzialità del monitoraggio continuo del glucosio, sebbene l’accesso resti disomogeneo tra le Regioni. I dati all’Easd 2026.
Al congresso della European association for the study of diabetes (Easd), il 28 settembre 2026 Abbott ha presentato ulteriori evidenze scientifiche sul ruolo del monitoraggio continuo del glucosio nelle persone con diabete di tipo 2 trattate con sola insulina basale. L’azienda ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire accesso più omogeneo alle tecnologie sul territorio nazionale. Uno studio real-world condotto negli Stati Uniti su quasi 28mila persone ha rilevato associazione tra uso del monitoraggio continuo del glucosio, inclusa la tecnologia Libre di Abbott, e rischio di morte inferiore del 45% a 12 mesi e del 36% a 24 mesi, insieme alla riduzione delle complicanze cardiovascolari, compresi gli eventi ricorrenti. Ai dati si è affiancato lo studio randomizzato Freedm2, condotto con sistema Libre, che ha evidenziato miglioramento del controllo glicemico rispetto al tradizionale automonitoraggio mediante puntura del dito.
Modalità di conduzione degli studi e i risultati per la pratica clinica
Lo studio statunitense ha confrontato circa 14mila utilizzatori di sistemi di monitoraggio continuo del glucosio con altrettante persone che non utilizzavano il monitoraggio continuo, con metodologia di target trial emulation che ha permesso di effettuare il matching delle due coorti sulla base di 29 caratteristiche iniziali. Il trial Freedm2, condotto in 24 centri del Regno Unito su 303 persone con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale, ha mostrato dopo quattro mesi una riduzione dell’emoglobina glicata dello 0,6% e un incremento di circa due ore e mezza al giorno nell’intervallo glicemico ottimale, con partecipanti in trattamento con insulina basale una volta al giorno associata a un inibitore SGLT2 o a un agonista del recettore Glp-1.
I risultati di uno studio tutto itaiano
Un ulteriore studio condotto in Italia su 88 persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica basale, monitorate con il sistema Libre, ha registrato dopo tre mesi un miglioramento del controllo glicemico, un aumento del tempo trascorso nel range terapeutico e un miglioramento della qualità di vita, risultati coerenti con quelli del trial britannico. Le evidenze hanno trovato riscontro nelle linee guida di Società italiana di diabetologia (Sid) e Associazione medici diabetologi (Amd), pubblicate nel Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e aggiornate a ottobre 2025, che esprimono una raccomandazione forte a favore dell’impiego del monitoraggio continuo del glucosio anche nelle persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica solo basale, riconoscendo il valore della disponibilità continua dei dati del glucosio per il controllo metabolico e per una gestione più consapevole della malattia da parte dei pazienti.
Differenze regionali nell’accesso
Nonostante il consenso scientifico crescente, in Italia i criteri di rimborsabilità dei sistemi di monitoraggio continuo del glucosio continuano a variare da Regione a Regione: in alcune realtà l’accesso resta limitato alle persone in terapia insulinica multi-iniettiva, mentre altre hanno già estso la possibilità di utilizzo anche a chi è trattato con sola insulina basale e, in specifiche condizioni cliniche, anche a pazienti non insulino-trattati.
«Evidenze importanti sul valore del monitoraggio continuo del glucosio»
Chiara Guglielmi, medical director della divisione Diabetes Care di Abbott Italia, ha precisato che «concentrandosi specificamente su questa popolazione e utilizzando un solido disegno di studio real-world, questi nuovi risultati aggiungono evidenze importanti sul valore del monitoraggio continuo del glucosio, mostrando un’associazione con outcome clinici di particolare rilevanza, come la mortalità e le complicanze cardiovascolari. Un corpus di evidenze sempre più solido che conferma il valore clinico del monitoraggio continuo del glucosio e rafforza la necessità di garantirne l’accesso a tutte le persone che possono trarne beneficio”, commenta