Ddl concorrenza, l’economista: «Per le farmacie nuovo modello di business»
Secondo Carlo Scarpa, docente di Economia politica, nel Ddl concorrenza le vere novità non riguardano banche o avvocati, ma le farmacie.

Secondo il professore, spiega il quotidiano, in un Paese dove la cultura liberale in economia è sempre stata in minoranza è facile che prevalgano le resistenze. In ogni caso l’ingresso di nuovi soggetti nell’economia può produrre vantaggi per i consumatori e contribuire ad un circolo virtuoso: più consumi, prezzi più bassi, più produttori e anche più occupazione. Ma Scarpa mette anche in guardia contro le esagerazioni, ricordando come ai tempi del governo Monti si era quantificato l’impulso alla crescita derivante dalle liberalizzazioni in un punto e mezzo di Pil. Una cifra non realistica per l’economista: «Liberalizzare è utile – spiega – ma non aspettiamoci miracoli».
Per quanto riguarda il settore delle farmacie, il docente ritiene dunque che saranno effettuati i cambiamenti più importanti, soprattutto «con la possibilità dell’ingresso dei soci di capitale e con la caduta dei vincoli alle licenze». Ciò «può incidere sul modello di business del settore, che è sempre stato occupato dalle imprese uni-personali o familiari: non c’è mai stata una vera imprenditoria». Quanto ai rischi legati al possibile ingresso di grandi gruppi internazionali, che potrebbe portare alla chiusura delle piccole realtà, Scarpa si dice non preoccupato: «Non mi aspetto un proliferare di farmacie Boots in ogni angolo di strada. Piuttosto avremo farmacie più grandi, con maggiori offerte».