ddl concorrenza farmacieLe dichiarazioni rilasciate dal deputato del Pd Federico Gelli, che si è detto fermamente contrario alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C – «essa metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini e la sopravvivenza delle farmacie», ha spiegato – hanno suscitato un vespaio di polemiche.
Il primo a reagire è stato il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, da sempre favorevole alla liberalizzazione, secondo il quale «è sconcertante come sia il responsabile Sanità del Pd che il sottosegretario allo Sviluppo Economico Simona Vicari usino le stesse argomentazione, e perfino le stesse parole, del principale sindacato dei titolari di farmacia per difendere un monopolio di fatto». L’associazione ha aggiunto come a suo avviso sia «allarmante constatare che si parli di rischio per la salute dei cittadini legato alla possibile liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C, quando è noto che questi medicinali verrebbero forniti dallo stesso professionista che opera in farmacia, ovvero un farmacista regolarmente laureato ed abilitato».
«Affermare che con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C chiuderebbero le piccole farmacie è inoltre ridicolo – prosegue il MNLF -. La liberalizzazione garantirebbe 550 milioni di risparmio per i cittadini, l’apertura di 3500 nuove aziende, 5 mila nuovi posti di lavoro e 700 milioni di investimenti: pensate che il Paese sia nella posizione per rinunciarvi?».
Di parere diametralmente opposto Federfarma, che ha replicato attraverso un comunicato nel quale l’associazione di categoria spiega come sia, a suo avviso, «assurdo e strumentale attaccare il Pd perché il responsabile Sanità del partito sostiene che consentire la vendita negli esercizi commerciali di medicinali per patologie serie, soggetti all’obbligo di ricetta medica, metterebbe in pericolo la sopravvivenza della rete delle farmacie e la salute dei cittadini. La scelta di mantenere i farmaci con ricetta in farmacia, come peraltro accade in tutti i Paesi europei, è dell’intero governo, che nel Ddl Concorrenza ha deciso di non intervenire sulle modalità di distribuzione dei farmaci, introducendo invece una norma di liberalizzazione che riguarda l’assetto societario delle farmacie, con l’obiettivo di modernizzare il settore».
La linea del governo, prosegue Federfarma, «ha tenuto conto dell’intenso dibattito che ha visto tutti i rappresentanti del mondo sanitario esprimere la propria netta contrarietà nei confronti dell’uscita dei medicinali con ricetta dalla farmacia. Un’autorevole conferma della validità di tale impostazione era d’altra parte già stata espressa dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Corte Costituzionale». Il sindacato ha quindi puntato il dito all’indirizzo di Davide Gullotta, presidente della Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, la cui posizione ricalca quella del MNLF. Secondo Federfarma, «il rappresentante delle parafarmacie fa finta di non capire che la farmacia è un presidio sanitario del Ssn, che dispensa medicinali per conto dello Stato e si regge su un delicato equilibrio economico: portare i farmaci con ricetta nei supermercati e nelle parafarmacie significherebbe dare un gravissimo colpo all’efficienza della rete delle farmacie, proprio in un momento in cui esse stanno cercando di dare risposte concrete a favore dei cittadini, adeguandosi alle importanti liberalizzazioni già introdotte». Il riferimento è in particolare all’apertura di 2.500 nuove farmacie prevista dal governo Monti.

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