Crisi farmacia, per la maggior parte dei colleghi il periodo più difficile è ancora in corso o destinato a continuare
FarmaciaVirtuale.it ha lanciato un sondaggio tra i farmacisti, che accusano la politica per la degenerazione del quadro legislativo

Tra i problemi che affliggono oggi la professione farmaceutica quello considerato più grave è la degenerazione del quadro legislativo, che ha subito interventi pesanti, come ad esempio la legge 405/01 sulla distribuzione da parte delle Asl o la legge Bersani. Quasi un collega su due, il 44 per cento, valuta questo fattore come “estremamente importante”. Seguono la perdita di immagine, ruolo e funzione, e quindi di rilevanza e spazi economici, di farmacia e farmacisti, e poi la disoccupazione e la sottoccupazione, soprattutto giovanile. Tra tutte queste, la questione indicata come meno rilevante è l’obbligo di contribuzione Enpaf per chi è iscritto all’Ordine. Le valutazioni su quali siano i maggiori responsabili della crisi occupazionale attuale sono coerenti con i problemi avvertiti come i più pressanti: per il 50,3% la situazione è da imputare al governo e al Parlamento. Il 16,4% indica invece Fofi e gli Ordini dei farmacisti, il 9,3% Federfarma, il 6% l’università, il 3,3% le Regioni e il 2,2% l’Enpaf. A ben vedere, quindi, i maggiori “colpevoli” risulterebbero i decisori politici, seguiti, seppur a una consistente distanza, dai principali organi di categoria, gli Ordini e il sindacato. A dispetto, invece, di un certo accanimento che a volte emerge nei confronti dell’ente previdenziale, la sua responsabilità sul fronte caldo dell’occupazione sarebbe limitata. Ci sono comunque anche colleghi che additano tutti questi soggetti insieme, o le grandi società di capitali che cercano di entrare in farmacia, o i titolari stessi di farmacia e parafarmacia, che talvolta praticano l’abusivismo professionale preferendo far stare dietro al bancone chi non è laureato per pagarlo meno.
Ma di fronte a questo quadro, che fare? La stragrande maggioranza dei colleghi (68,9%) non ha dubbi: ampliare la rosa di competenze e professionalità del farmacista inserendone la figura professionale anche in altri ambiti, ad esempio le cliniche private, le case di cura, le grandi navi. Per più di uno su tre (36,1%) occorre intensificare la lotta all’abusivismo professionale, e per uno su cinque (20,8%) limitare l’accesso alla professione inasprendo gli esami di Stato o limitando i posti nelle facoltà. Il 18,6% indica di vincolare il numero di farmacisti al fatturato Ssn della farmacia, il 18% di togliere i vincoli geografici e demografici che limitano l’apertura di nuove farmacie e il 14,6% di migliorare l’interscambio di informazioni su cerca-offro lavoro. C’è poi chi suggerisce di aprire all’insegnamento scolastico di materie scientifiche, e chi, infine, con rassegnazione, pensa che «non se ne esce», e intravede per i farmacisti un futuro da «schiavi poveri o poveri liberi» per colpa dell’ingresso in farmacia dei capitali.
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