Lo scorso novembre la Regione Lazio, dopo Trentino Alto-Adige, Emilia-Romagna ed altre regioni italiane, ha dato il via alla possibilità di praticare test sierologici in farmacia. Opportunità che oltre ad assicurare minori tempi di attesa ai pazienti, costretti spesso a lunghe ore di fila presso le strutture sanitarie, costituisce un’opportunità alle farmacie territoriali per manifestare la loro disponibilità nel rispondere ai bisogni della popolazione. Sebbene tale possibilità abbia riscontrato diverse perplessità, l’iniziativa ha riscontrato discreto successo.

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Le farmacie aderenti in Lazio

Secondo l’elenco predisposto dalla Regione, sul portale “Salute Lazio”, sono oltre 230 le farmacie che, alla data del 1 dicembre 2020, hanno aderito all’iniziativa. Si tratta di 179 farmacie a Roma, suddivise tra le singole Asl, Roma 1 (56), Roma 2 (56), Roma 3 (20), Roma 4 (12), Roma 5 (17), Roma 6 (18). Segue poi la provincia di Frosinone, con 23 farmacie attivate, a cui succede Latina e provincia (21), Viterbo (5) e Rieti e provincia (4). Quanto agli aspetti organizzativi, secondo quanto rilevato da FarmaciaVirtuale.it, le diverse farmacie attivate hanno predisposto in alcuni casi spazi esterni alla farmacia, con apposite strutture tendostrutture posizionate in modo da rendere agevole la gestione dei flussi. In aggiunta all’organizzazione degli spazi, anche l’uso di soluzioni informatiche per gestire le prenotazioni. È il caso dell’app “PharmaTime” o “Prenota”, sviluppate con la finalità di rendere efficaci i passaggi necessari alla finalizzazione della prenotazione da parte del paziente, ma anche per la gestione interna.

Leopardi (Federfarma Lazio): «Siamo a disposizione per il cittadino»

A confermare il successo dell’iniziativa è Eugenio Leopardi, presidente di Federfarma Lazio, il quale ha spiegato a FarmaciaVirtuale.it che «dall’esordio ad oggi (2 dicembre 2021, ndr) le farmacie hanno fatto circa 27mila test. Ciò sebbene le strutture abbiano avuto bisogno di alcuni giorni per organizzarsi». In merito all’utilità del servizio, Leopardi evidenzia che «i cittadini lo stanno trovando utile, riducendo gli spostamenti, insieme alla rapidità della risposta. Ci siamo messi a disposizione con la volontà di fare qualcosa per il cittadino, sfruttando il nostro più grande punto di forza che è la capillarità della farmacia. Che lo Stato sfrutta poco. Appena qualcosa viene delegato alla farmacia, il cittadino ne trae un beneficio enorme e il costo economico per lo Stato non è sicuramente superiore a quello che paga con le proprie strutture. Questo vale anche per la distribuzione dei vaccini, nei test delle regioni dove li hanno autorizzati e per la distribuzione dei farmaci».

Le penalizzazioni della legge 405/2001

«Tutto ciò – ricorda Leopardi – nonostante il neo della Legge 405/2001 che ha penalizzato fortemente i cittadini. Chi vive a Rome forse lo sente di meno, ma chi vive in un paese del reatino, del nuorese, della Calabria, collocato al di fuori delle direttive nazionali, a volte deve fare chilometri in determinati orari e particolari giorni. Si tratta di costi in termini di ore di lavoro perse, di tempo speso, per approvvigionarsi di un farmaco che potrebbe essere benissimo distribuito attraverso le farmacie territoriali. L’abbiamo dimostrato anche durante il primo lockdown, dove il farmacista era l’unico punto di riferimento per il cittadino sul territorio. Ognuno di noi ha sotto casa una farmacia, dove c’è un professionista, tutti i giorni».

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