«La possibilità di eseguire test sierologici e tamponi rapidi in farmacia nella Regione Lazio è da alcuni giorni argomento di confronto e riflessione nelle chat e sui social. Che questa attività eseguita in farmacia desti perplessità, al di là dei toni trionfalistici dei dirigenti sindacali promotori del servizio, è confermato dalla considerazione che poche Regioni oltre il Lazio, anche quelle in forte difficoltà sanitaria, abbiano ritenuto opportuno, al momento, coinvolgere le farmacie in queste attività». È quanto evidenziano i farmacisti dell’associazione “Mondofarmacia”, collegata all’omonimo gruppo social, i quali spiegano in una missiva le motivazioni alla base delle quali la strada di praticare test sierologici e tamponi rapidi nelle farmacie laziali non è praticabile. «Ciò vuol dire – si legge nella nota -, a nostro avviso, che secondo molte Regioni, comprese quelle a zona rossa dove dovrebbe essere più impellente aumentare i luoghi nei quali effettuare tali attività, la farmacia per motivazioni varie, che vanno dalla sicurezza alla competenza, non sia propriamente il luogo più adatto per l’esecuzione di test e tamponi rapidi».

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Le perplessità di Mondofarmacia

Quanto alle perplessità, i farmacisti titolari di Mondofarmacia evidenziano che «sono in primo luogo relative alla sicurezza dei farmacisti e dei clienti della farmacia e poi di tipo economico e professionale». Nel dettaglio «in un contesto di contagio così diffuso la farmacia per conformazione e struttura dei locali oltre che per la sua funzione non ci sembra luogo adatto a svolgere tale servizio ed anche applicando i protocolli di sicurezza più severi i rischi per titolari, collaboratori, clienti sono, a nostro avviso, elevatissimi. E tali problematiche restano importanti anche se la farmacia dovesse eseguire tale servizio nell’orario di chiusura o avvalendosi di una struttura esterna».

«La farmacia è un’azienda»

In aggiunta a ciò, i farmacisti di Mondofarmacia puntualizzano che «la farmacia è un’azienda e come tale ogni attività deve essere valutata sulla base del rapporto costi/ricavi. Essendo questo un servizio ad altissimo rischio bisognerà considerare l’adozione di supplementari misure di sicurezza da verificare con estrema attenzione; valutare il costo dei tamponi poi quello del personale in quanto sarà necessario ottemperare alle formalità burocratiche/amministrative; presenziare all’esecuzione dei test sierologici e, nel caso dei tamponi rapidi, assumere personale sanitario esterno destinato all’esecuzione degli stessi; valutare la propria polizza assicurativa fattore tutt’altro che trascurabile in caso di contagio e/o contestazioni. Nel caso in cui la farmacia decidesse di avvalersi di struttura esterna (ad es. gazebo o camper) bisognerà considerare ovviamente anche tali costi, noleggio, montaggio, smontaggio, sicurezza statica e sanitaria».

Il ruolo professionale del farmacista

Quanto agli aspetti professionali, «ricordiamo che il farmacista in tale contesto non può fare nulla. Il ruolo “professionale” del farmacista, infatti, è limitato a presenziare, senza svolgere alcuna attività pratica, all’ esecuzione del test sierologico e ad accordarsi con un operatore sanitario che dovrà invece eseguire i tamponi rapidi. Compito del farmacista è quello di verificare se il cittadino esegua correttamente il test sierologico ed ad ottemperare a tutte le formalità burocratiche e amministrative. In pratica poco più di quanto svolge un impiegato amministrativo. Nel caso dei test sierologici bisognerebbe inoltre considerare che tali prodotti, allo stato attuale, non sono autorizzati, come riportano tutte le schede tecniche delle confezioni, all’autotest come invece riferisce la determina regionale. In pratica la Regione invita con propria determina all’autotest mentre i produttori riferiscono che non si può fare. Siamo sicuri che non ci saranno contestazioni da parte di ASL e NAS».

Cosa fare quindi?

Cosa fare quindi, si chiedono i farmacisti di Mondofarmacia? «Intanto – proseguono – ci sarebbe piaciuto un confronto, con i colleghi che ci rappresentano, ovviamente a distanza, non solo con noi ma con tutti quei farmacisti desiderosi, in tale contesto, di esprimere la propria opinione. Assodato che ciò per i nostri dirigenti sindacali non è stato considerato opportuno riportiamo in questa sede le nostre riflessioni. Le farmacie sono un presidio sanitario fondamentale sul territorio come scriviamo e riferiamo molto spesso ed in un contesto di emergenza sanitaria possono e devono mettersi a disposizione del proprio Paese».

Il contributo dei farmacisti

«Possiamo e dobbiamo fornire il nostro importante contributo anche in questa occasione nella totale sicurezza dei farmacisti e dei clienti della farmacia organizzando, ad esempio, un servizio domiciliare per l’effettuazione del test sierologico e dei tamponi rapidi, che considerate bene non è un’idea nostra ma è un’attività riportata nella stessa determina regionale del Lazio che regola l’esecuzione dei test e dei tamponi in farmacia in alternativa alla esecuzione di tali attività all’interno dei nostri locali o avvalendosi di struttura esterna, oltre ad essere formalizzata anche in un recente accordo tra Regione Piemonte e Federfarma locale. In tal modo si avrà anche l’enorme vantaggio per la collettività che il cittadino con sospetta positività non dovrà uscire di casa. Per tale motivo riteniamo che l’approccio organizzativo di Federfarma Roma, che ha fortemente voluto questo accordo regionale, sia, a nostro avviso, errato perché totalmente concentrato sulla farmacia come luogo “pratico” di esecuzione dei test e dei tamponi con tutte le criticità che abbiamo esposto precedentemente, specialmente in questo periodo di grande diffusione del contagio. La farmacia dovrebbe essere invece, insieme ai medici di medicina generale, il “punto di riferimento” organizzativo sul territorio del paziente che desidera sottoporsi a tali indagini consentendo ai cittadini che si rivolgono in farmacia e sospettano una positività al Covid19 di sottoporsi ai test ed ai tamponi a domicilio nella totale sicurezza di tutti».

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