Concorso straordinario, il punto con il Prof. Maurizio Cini

Professor Cini, a che punto è il concorso straordinario?
Avere informazioni è estremamente difficile; su alcune Regioni c’è una cappa di silenzio sulla nomina e la composizione delle commissioni giudicatrici, ci sono contenziosi e ricorsi aperti. Finché non sono nominate le commissioni si è fermi, e anche laddove sono state convocate i tempi sono lunghi e si fanno passi avanti, ma con estrema lentezza. In Emilia, per esempio, il bando prevedeva che il concorso straordinario si concludesse a settembre, ma il termine è stato prorogato di 180 giorni, perciò si va a marzo, e la composizione della commissione, su mia insistenza, è stata pubblicata a ottobre, quando era formata già da febbraio. Situazione simile in Veneto, mentre per Trento e Bolzano c’è una sentenza della Corte costituzionale che ha ritenuto illegittime due leggi provinciali e potrebbe avere riflessi anche su quanto fatto da altre Regioni, dilatando ulteriormente i tempi.
Qual è la sua previsione?
Nella prossima primavera si potrà arrivare alla conclusione del concorso straordinario, ma solo in alcune Regioni. È molto difficile fare previsioni; ad esempio, non si sa come siano stati/verranno valutati i titoli dei concorrenti e i criteri usati, ci potrebbero perciò essere ricorsi per le graduatorie, e se saranno accolti con sospensiva i tempi saranno ancor più imprevedibili. Ma la verità è che questo scenario in realtà era immaginabile…
Perché? Da cosa o chi dipende questa situazione?
La questione all’origine è che è una legge nata male, un elefante entrato di corsa in una vetreria. È un testo fatto per danneggiare la categoria dei titolari, che invece di riequilibrare la situazione l’ha aggravata aumentando i motivi di contenzioso. È vero che i titolari nell’ultimo decennio hanno resistito a qualunque apertura, ma questa legge non risolve nulla, anzi, è una medicina peggiore del male. Ci vorrebbe un decreto legge che spazzi via l’articolo 11 del Cresci Italia, anche se in un momento come quello attuale è un’utopia.
E dal punto di vista attuativo che problemi ci sono stati?
La legge affida ai Comuni il compito di identificare le sedi, e ci sono sentenze contrapposte su tale competenza, se sia della Giunta o del Consiglio comunale; alcuni Comuni, poi, ci hanno impiegato troppo a identificarle, allungando i tempi generali. Le Regioni sono state scavalcate dalla legge, hanno solo il compito di bandire i concorsi, ma talvolta hanno avuto la mano troppo morbida nei confronti dei Comuni per i tempi di identificazione delle sedi. E alcuni funzionari regionali sono arrivati ad ammettere di non rendere pubblica la composizione delle commissioni giudicatrici perché i candidati non facciano pressioni sui membri…
Quali sono i problemi aperti?
Ci sono molti punti che danno adito a interpretazioni non chiare, per quello occorrerebbe cancellare l’articolo 11 del Cresci Italia, sostituendolo a ragion veduta. Bisognerebbe fare chiarezza sulle piante organiche vecchie: a chi tocca il compito? E poi sui dispensari farmaceutici, sull’apertura in sedi disagiate. Il Governo Monti aveva ventilato 4/5 mila nuove farmacie, ma se saranno 1500 sarà già tanto; un 50% a mio parere è a rischio apertura per la non redditività della sede.
Professor Cini, lei è anche vicepresidente dell’Utifar, quali sono gli strumenti che l’associazione mette a disposizione dei farmacisti?
Tenendo conto della situazione economica del momento, abbiamo deciso di fare una scelta coraggiosa abbassando drasticamente la quota di iscrizione ma mantenendo invariati i servizi forniti, che vanno dalla consulenza gratuita in tutti i campi della farmacia all’assistenza legale agli associati sottoposti a procedimento penale per reati colposi professionali, corsi Ecm a distanza gratuiti e sconti su quelli territoriali, iscrizione gratuita per un anno ai neolaureati e poi scontata, opportunità di partecipare alla vita associativa ed essere sempre aggiornati su ciò che accade nella professione.