Cannabis, i deputati FdI: «Fioriscono i “Green shop”, si riveda la norma»
In una risoluzione i deputati di Fratelli d’Italia chiedono che sia rivista la norma che disciplina la promozione della coltivazione di cannabis: «Aperti 600 “Green shop” negli ultimi mesi».

«Tale nuovo quadro legislativo – aggiungono i deputati – se da un lato ha rilanciato la produzione italiana di canapa, una pianta dalle numerose potenzialità in molteplici ambiti di utilizzo, dall’altro ha avuto l’effetto collaterale di aprire il varco alla cannabis a basso contenuto di THC legale per uso ricreativo. Perciò, gli imprenditori più lungimiranti hanno approfittato per sfruttare immediatamente la possibilità di commercializzare liberamente le infiorescenze ottenute dalle coltivazioni legali: se il prodotto venduto espressamente per essere fumato violerebbe diverse normative sanitarie, non esistono, invece, norme esplicite che vietino la commercializzazione della cannabis e/o dei suoi derivati come deodoranti per ambienti, tisane, biscotti, torte o articoli da collezione. Per l’ordinamento italiano, infatti, se qualcosa non è vietato espressamente equivale ad essere permesso. Intanto, grazie a questo nuovo business, sono molte le persone che si “avvicinano alla marijuana”».
Inoltre, denunciano la risoluzione, «negli ultimi mesi, in Italia, sono stati oltre seicento i punti vendita (“Green shop”) aperti, che commercializzano vari prodotti a base di cannabis, dagli olii alle tisane, alle bevande energetiche fino ai biscotti». Per questo si chiede al governo «di adottare un’apposita iniziativa normativa che riconosca che tutti i prodotti derivati dalla canapa sativa, a base di infiorescenze, non possano essere utilizzati nella preparazione di alimenti e cosmetici, nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori, e che escluda la produzione delle infiorescenze, qualunque sia il contenuto percentuale di THC». Si propone inoltre di «promuovere una revisione della normativa in materia di coltivazione, raccolta e trasformazione delle piante officinali» e di «assumere, per quanto di competenza, le opportune iniziative normative volte ad introdurre il divieto di importazione e commercializzazione della canapa a basso contenuto di THC a fini ricreativi, nonché a sanzionare penalmente l’istigazione all’uso di droghe». Infine, si chiede di «adottare specifiche iniziative in materia di marchi, di pubblicità ingannevole o di concorrenza sleale, a garanzia dell’esclusione del pericolo di confusione tra prodotti venduti nei cosiddetti “Green Shop” e quanto venduto nelle farmacie».