Clinical Trials & Research

Bracco, al via Ippocrate: piattaforma Ia per la ricerca clinica federata

Il Gruppo Bracco ha lanciato Ippocrate, piattaforma basata sul federated learning per analizzare dati sanitari senza spostarli, con il coinvolgimento di ospedali e farmacie.


È stato presentato al pubblico a Milano il 6 luglio 2026, nel suggestivo spazio Step Futurability District, il progetto di innovazione digitale in ambito healthcare targato Bracco, denominato Ippocrate. L’incontro, al quale ha partecipato anche FarmaciaVirtuale.it, si è intitolato “Oltre il visibile – intelligenza artificiale e dati sanitari per la medicina del futuro”. Il connubio tra intelligenza artificiale e dati sanitari, d’altro canto, sta ridefinendo i confini della medicina, in primis nel campo della radiologia. E proprio sulla gestione dei dati sanitari come infrastruttura ruota questa piattaforma ideata dal Gruppo Bracco, leader mondiale nella diagnostica per immagini.

Ia, interoperabilità, e gestione sicura dei dati

Il progetto Ippocrate è specchio di una visione capace di trasformare Ia, interoperabilità e gestione sicura dei dati in strumenti concreti, a supporto della medicina del futuro. Tanto che il nome simbolico e reale di Ippocrate è acronimo di “Infrastructure for privacy-preserving orchestration of clinical research for trustworthy & explainable Ai”. La piattaforma digitale innovativa per la ricerca clinica è stata sviluppata in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) e presentata a livello mondiale durante la Health and well-being week all’expo di Osaka.

Sfruttare la disponibilità dei dati sanitari a disposizione

La nascita della piattaforma, alla quale Bracco ha lavorato tre anni, tocca tematiche da mesi sulla graticola, ricordate dall’assessore all’Università, Ricerca, Innovazione di Regione Lombardia, Alessandro Fermi: come sfruttare la disponibilità dei dati sanitari a disposizione, come dare ad essi un’applicabilità concreta, «ambito di ricerca nel quale la Lombardia si candida ad essere capofila, anche attraverso finanziamenti pubblici mirati». Il progetto Ippocrate si coagula attorno a diversi temi, come ha messo in luce Emanuele Monti, membro executive del boarding Aifa: il binomio diagnosi-cura personalizzata, i dati come trampolino per la ricerca verso le terapie evolute, lo stringere collaborazioni-partnership («come con Giappone e Uk»). «Sperimentazioni come questa devono diventare modelli sistematici. Il tema regolatorio va posto come civiltà. La Lombardia è la prima regione ad aver messo in campo risorse: dobbiamo essere dei facilitatori».

I dati dell’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano

Dati utili a navigare nelle riflessioni condivise sono stati subito ricordati dal moderatore dell’incontro, il divulgatore scientifico Emiliano Audisio. E sono i dati dell’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano: nel 2025 la spesa in sanità digitale ha superato i 2,5 mld e il 61% degli specialisti ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di Ia generativa (+35% rispetto al precedente anno). Servono quindi visioni industriali di lungo periodo. Lo ha ben spiegato Diana Bracco, presidente e Ceo del Gruppo Bracco: «I dati da soli non bastano, ma vanno connessi in modo puntuale come in infrastrutture: da qui è nato il progetto Ippocrate, che consente di analizzare dati distribuiti senza centralizzarli».

Medicina contemporanea conduce una quantità straordinaria di dati

Ippocrate, ha ricordato Diana Bracco, beneficia di un finanziamento del Mef. Siamo guidati dalla volontà di andare oltre il visibile e comprendere la vita da dentro. Ma oggi siamo davanti ad un passaggio epocale. Non si tratta più solo di imaging diagnostico, di vedere oltre, ma di comprendere di più, perché la medicina contemporanea conduce una quantità straordinaria di dati: immagini, parametri clinici, informazioni biologiche, dati molecolari, segnali provenienti dalla pratica quotidiana, dalla ricerca, dai pazienti. L’Ia dà la possibilità di interpretare relazioni, pattern e segnali che spesso non sono immediatamente visibili. Il punto decisivo è che i dati da soli non bastano, non hanno potenza euristica.

Ippocrate, progetto di ricerca industriale

Ma quando un dato o un algoritmo isolati vengono connessi in modo sicuro, responsabile, collaborativo, nasce qualcosa di diverso, nasce una vera e propria infrastruttura della medicina: da qui viene Ippocrate, progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale dedicato alla costruzione di una piattaforma digitale per la medicina di precisione, basata sull’integrazione di intelligenza artificiale, imaging medicale, diagnostica clinica, dati genomici e apprendimento federato. Ippocrate consente di analizzare dati distribuiti senza centralizzarli, grazie al paradigma del federated learning, così che gli ospedali e i centri di ricerca possano collaborare allo sviluppo di modelli di Ia mantenendo i dati presso i propri sistemi locali». Si dà vita così modo a una infrastruttura che permette a istituzioni diverse di condividere conoscenza senza necessariamente condividere fisicamente il dato. Sono coinvolte ad ora nel progetto strutture come il S. Matteo di Pavia, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, il Gaslini e il Centro diagnostico italiano (Cdi).

Infrastruttura di conoscenza per aiutare ricercatori e istituzioni

«L’Ai in sanità va pensata come una nuova infrastruttura di conoscenza in grado di aiutare ricercatori e istituzioni a trasformare informazioni complesse in decisioni migliori. Non sostituisce la medicina, la potenzia, non sostituisce il medico, lo supporta, ma può aiutare a costruire una medicina più tempestiva, più precisa, più personalizzata e auspicabilmente più accessibile» ha concluso Diana Bracco.

Gestione dei dati in locale, non nei data center centralizzati

«Raccogliere dati da regioni o Paesi diversi è complicato – ha illustrato Alessandro Maiocchi, direttore Innovation Hub di Bracco –. Per questo Bracco ha scelto di analizzare i dati localmente, generare un’informazione (anche parziale) direttamente dove i dati sono custoditi, e poi riconciliare queste informazioni in un’unica rappresentazione finale. In questo modo si preserva il rapporto di fiducia paziente-struttura sanitaria, perché i dati non vengono trasferiti altrove. L’algoritmo viene quindi portato vicino al dato, su nodi computazionali semplici e sostenibili: da un normale computer fino a una workstation. Non serve un grande data center. E non servono solo algoritmi complessi di Ia artificiale generativa: spesso bastano algoritmi più leggeri per produrre conoscenza utile. Ippocrate nasce proprio da questi principi: tutela della privacy e della sicurezza, semplicità operativa, riduzione dei costi, possibilità di distribuire conoscenza in modo più equo».

Strumenti Ia sviluppati e validati

A FarmaciaVirtuale.it Maiocchi ha sottolineato come gli strumenti di intelligenza artificiale legati ai nuovi prodotti per la diagnostica «vadano sviluppati e validati, per essere utilizzati con ragionevole certezza. Bisogna perciò comprendere come funzioni, tra opportunità e limiti, l’Ia per una soluzione utile al paziente finale». In tal senso, Bracco si pone come anello di congiunzione tra strutture ospedaliere d’alta specializzazione e rete della Farmacia dei servizi in quanto primo presidio di prossimità.

«Mettere in relazione le organizzazioni più disparate tra loro»

«La piattaforma che stiamo sviluppando ha soprattutto lo scopo di mettere in relazione le organizzazioni più disparate tra loro – da aziende private, a ospedali, fino anche a farmacie –, che portino avanti il compito sostanziale di raccogliere dati e informazioni, e di conservarli, con l’idea di metterli a disposizione della ricerca clinica. Pertanto, la farmacia può a propria volta diventare fornitore a supporto della ricerca clinica più estesa, vale a dire la ricerca collaborativa».

Il sistema modulare a più livelli

La piattaforma è costruita come un sistema modulare a più livelli, basato su: armonizzazione dei dati (ogni istituzione raccoglie i dati in modo diverso. Il primo passo è renderli interoperabili e affidabili, secondo standard europei per l’uso secondario dei dati), estrazione dell’informazione (l’algoritmo lavora localmente e in modo trasparente. Può generare semplici statistiche o parametri complessi di un modello), condivisione del risultato (il risultato finale non resta chiuso in un articolo scientifico: viene reso disponibile a tutti i partecipanti della piattaforma e può essere applicato su nuovi dati clinici).

Intelligenza artificiale applicata ai dati omici

In collegamento è poi intervenuto Andrea Cavalli, senior researcher Istituto italiano di tecnologia (Iit), sottolineando che «il progetto Ippocrate fa parte della nostra esperienza nel recente campo delle Scienze omiche, che studiano i sistemi biologici nel loro insieme». Cavalli ha parlato dell’intelligenza artificiale applicata ai dati omici. L’Ia analizza e connette intere categorie di molecole contemporaneamente, una mole di dati talmente consistente da parlare di Big Data biologici, per riuscire ad arrivare a una medicina personalizzata. «Da un semplice prelievo di sangue, ad esempio, è possibile ottenere la sequenza del genoma, i dati proteomici, i dati trascrittomici, i dati metabolici, per non parlare dei dati radiomici del paziente». La chiave di volta – ha messo in luce Cavalli – è proprio «stratificare» bene i pazienti, perché una stessa patologia come punto di arrivo può derivare da condizioni patologiche molto differenti l’una dall’altra (non a caso ha fatto l’esempio dell’Alzheimer). «Con le scienze omiche stiamo cercando di definire tutto questo».

I benefici dell’Ia in radiologia

La presidente della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica Nicoletta Gandolfo ha ricordato che l’Ia facilita i percorsi sia in ambito emergenza-urgenza sia in ambito oncologico-preventivo (e ha fatto l’esempio dello screening mammografico). «Noi sappiamo già che l’Ia nel nostro mondo radiologico ottimizza l’indagine e le immagini, riduce i tempi, facilita la risposta, non tanto nel fare diagnosi quanto nell’adempiere a ciò che è ripetitivo (volumetrie, confronti). Dove invece dovremmo andare è intendere l’Ia non più solo come supporto ma come infrastruttura di un sistema, vale a dire prendere in carico l’intero processo, cosa che necessita di investimenti in termini di risorse e modelli economico-organizzativi».

Sistema va provato, ma prima addestrato

Intervenendo di seguito, il professor Emanuele Neri, vicepresidente della Società europea di radiologia, ha ricordato come i medici radiologi siano legati strettamente a Bracco. «Siamo stati i primi a confrontarci con l’Ia. Perché un sistema da prototipo diventi ad uso clinico servono trials clinici, cioè il sistema va provato, ma per fare questo prima va addestrato. Ed il punto fondamentale è la qualità dei dati. Partiti da dati unicamente di carattere radiologico, in questo momento storico siamo arrivati alla fase di addestramento attraverso i dati multi-omici, esattamente quelli che l’Ia è in grado di elaborare. Questo è il salto di qualità ottenuto in questi anni». Il professor Neri ha infine ricordato cosa ci differenzia dall’intelligenza artificiale. «L’Intelligenza Emotiva, che ci salva, uno degli elementi caratterizzanti l’essere umano e il medico». Prontamente ha rincarato Nicoletta Gandolfo: «È il clinico che deve saper integrare la mole di informazioni che più sistemi ci danno in modo frammentato e che necessita dunque di un’infrastruttura». In definitiva, utilizzando le parole di Cavalli, «l’Ia produce la miglior plausibilità possibile. La responsabilità di trasformarla in conoscenza resta, e resterà, umana».

Cambio di paradigma nel modo in cui si prendono decisioni

Fulvio Renoldi Bracco, vicepresidente e Ceo Bracco Imaging, ha raccolto tutte le osservazioni precedenti per condensarle in una summa conclusiva: «Istituzioni, clinica, ricerca, industria, mondi che non sempre si parlano, oggi si sono intesi, e si è capito che per gestire questo processo di cambiamento bisogna avere obiettivi comuni. Non è un dettaglio organizzativo, ma un aspetto importante, perché Ia in medicina non significa solo tecnologia, ma – lo abbiamo compreso – un forte cambio di paradigma nel modo in cui si prenderanno decisioni e verrà generato valore per i pazienti e per i sistemi sanitari. Quando parlo di infrastruttura intendo qualcosa che si può abitare, testare, aggiornare, governare, il cui impatto si può e si deve misurare. Dove la conoscenza circoli senza spostare i dati, creando un ecosistema con dati di qualità, competenze cliniche, capacità di calcolo, standard condivisi, fiducia. Come Bracco ci prendiamo la responsabilità di trasformare l’innovazione in soluzioni affidabili, riproducibili, utilizzabili su larga scala. Benvenuti a coloro che vogliono partecipare, mi auguro che da qui escano nuove collaborazioni. Il nostro obiettivo è che almeno 10 centri entro la fine del 2026 collaborino con noi a questo progetto di Federated Innovation».

Alessandra Stoppini

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