Apoteca Natura e ISDE insieme contro i rischi ambientali

Il motore dell’iniziativa è la constatazione della diffusa mancanza di informazione, tra i cittadini e non solo. Di molte sostanze inquinanti non si conoscono ancora i limiti reali di tossicità e tollerabilità, e anche l’esposizione protratta a quantità minime può alterare progressivamente il funzionamento di cellule, tessuti e organi. L’Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto che circa un quarto delle malattie è causato da fattori ambientali, e su questo fronte i bambini sono molto più sensibili degli adulti: quelli con meno di 5 anni sopportano più del 40% dell’incidenza di queste patologie, pur rappresentando solo il 12% della popolazione. Nel 2006 un pediatra e un epidemiologo, Grandjean e Landrigan, lanciarono sulla rivista Lancet l’ipotesi che l’esposizione embrio-fetale a una serie di inquinanti industriali possa essere all’origine di malattie del neuro-sviluppo quali autismo, iperattività e dislessia, che stanno facendo registrare una preoccupante crescita; basti pensare che se 30 anni fa si stimava fosse affetto da autismo un bambino su 1200, oggi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna si è passati a uno su cento. E l’aspetto drammatico è che solo alcune centinaia di molecole pericolose per la nostra salute sono state studiate in modo approfondito, a fronte delle decine di migliaia di sostanze inquinanti esistenti.
Fra tutte le patologie croniche in grande aumento nel mondo, spiega l’opuscolo dell’Associazione medici per l’ambiente e di Apoteca Natura, l’Oms ha evidenziato in particolare l’obesità e il diabete, che anche in Italia stanno facendo segnare percentuali serie, in particolare nei bambini dai 6 ai 12 anni, tra i quali il tasso di obesità in 25 anni è raddoppiato, passando dal 7% tra il 1976 e il 1980 al 15% nel 2000. Recenti ricerche hanno infatti evidenziato come un’esposizione in tenera età a molte sostanze inquinanti sia in grado di indurre obesità e diabete. I principali inquinanti su cui si concentrano gli studi sono l’ozono troposferico, i metalli pesanti, gli idrocarburi poliaromatici e il particolato ultrafine. Sostanze inquinanti atmosferiche che possono avere effetti sulle vie respiratorie, indurre o contribuire all’insorgenza dell’asma, di patologie cardiovascolari, malattie neurodegenerative e tumori. Il particolato, più nello specifico, può contenere polvere, polline, muffe, spore, batteri, virus, sostanze nocive derivanti dal traffico veicolare, dalle attività industriali e dagli impianti di riscaldamento. Grazie alle dimensioni sub-microscopiche il particolato ultrafine penetra negli alveoli, nelle arterie, nel cervello, nei nuclei delle cellule, aumentando le probabilità dell’insorgenza di malattie cronico-degenerative, infiammatorie e di tumori.
Un altro fattore di rischio che possiamo trovare nell’ambiente che ci circonda, come illustra il depliant, sono gli interferenti endocrini, che comprendono una vasta gamma di sostanze chimiche, tra i quali le diossine e alcuni pesticidi, che possono alterare l’equilibrio ormonale, interagendo con i normali segnali biochimici rilasciati dalle ghiandole deputate a regolare le funzioni immunitarie, endocrine, metaboliche, riproduttive e neuropsichiche. Le patologie derivanti da un’esposizione frequente a dosi anche minime di interferenti endocrini possono essere disturbi della tiroide e del neurosviluppo, abortività, infertilità, anomalie genitali, endometriosi, obesità e diabete 2, tumori, malattie immunomediate. Per citare invece una delle più frequenti esposizioni dannose autoindotte, si pensi anche all’esposizione ai campi elettromagnetici. Da decenni è noto l’aumento dell’incidenza di leucemie tra i residenti in prossimità di ripetitori, tanto che nel 2011 la Iarc, Agenzia europea di ricerca sul cancro, ha inserito anche i cellulari e i campi elettromagnetici a radiofrequenza (wireless) tra i cancerogeni di “Gruppo 2B”, che costituiscono cioè un possibile rischio di cancro per gli esseri umani.
Ecco allora i consigli dell’Associazione medici per l’ambiente e di Apoteca Natura, quali evitare di portare i bambini in strada nelle ore di punta del traffico e tenerli in braccio per allontanarli dagli scarichi delle auto; evitare camminate in aree trafficate quando si è incinta; lasciare all’aria gli abiti lavati a secco; limitare l’uso di insetticidi, erbicidi e fungicidi; risciacquare abbondantemente le superfici su cui sono stati usati detergenti chimici; limitare quanto più possibile l’uso di cellulari da parte dei bambini, usare il vivavoce o l’auricolare, tenere il telefonino lontano dal corpo, non chiamare quando il segnale è debole e attendere il collegamento prima di mettersi il cellulare all’orecchio, dato che le emissioni sono maggiori quando il segnale è scarso o in cerca di connessione. «Ove le prove scientifiche siano ancora controverse, ma indichino un rischio, è indispensabile far appello al “principio di precauzione”», sostengono i promotori dell’iniziativa. L’unica via per tutelare la salute è la prevenzione, che ha come ingredienti imprescindibili un’informazione corretta, la responsabilizzazione di ciascuno e un’attenzione quotidiana.