Antibiotico-resistenza, il nuovo protocollo Ar-Iss per la sorveglianza
L’Istituto superiore di sanità ha introdotto un aggiornamento nel protocollo di sorveglianza Ar-Iss, in linea con le direttive del Pncar e dell’Ears-Net europeo.
A partire da febbraio 2024, è stato reso disponibile un aggiornato protocollo per la sorveglianza dell’antibiotico-resistenza in Italia, noto come Protocollo Ar-Iss. Il documento, alla version del 7 febbraio 2024, dettaglia gli obiettivi, le metodologie e le procedure per la raccolta e l’analisi dei dati relativi agli isolati del 2023. Il protocollo si allinea alle strategie delineate dal Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) per il quadriennio 2022-2025 e segue le linee guida stabilite dalla sorveglianza europea Ears-Net, gestita dall’European centre for disease prevention and control (Ecdc). Tra le novità introdotte, l’aggiornamento delle fonti bibliografiche, l’inclusione dei dati di resistenza da campioni urinari e la revisione degli antibiotici da testare per le varie specie batteriche. È possibile consultare il paper completo e visitare la sezione dedicata alla sorveglianza Ar-Iss sul sito dell’Iss o nella sezione “Documenti allegati”.
Sistema di sorveglianza Ar-Iss e il ruolo nel contesto nazionale
È utile ricordare che l’Istituto superiore di sanità coordina il sistema di sorveglianza Ar-Iss dal 2001, basandosi su una rete di laboratori ospedalieri di microbiologia clinica. Questi ultimi forniscono annualmente i dati di sensibilità agli antibiotici, raccolti durante le attività di routine, per una selezione di patogeni di interesse clinico ed epidemiologico. La partecipazione è volontaria, ma le regioni sono incaricate di promuovere il reclutamento dei laboratori per garantire una copertura rappresentativa a livello regionale, come stabilito dal Pncar. Il sistema Ar-Iss è stato riconosciuto come sorveglianza di rilevanza nazionale dal Dpcm del 3 marzo 2017 e ha visto un incremento della sua rappresentatività grazie all’aggiornamento del protocollo da parte del ministero della Salute nel gennaio 2019. Ciò ha permesso di migliorare la performance della sorveglianza e di integrare le reti regionali nel processo di raccolta dati.